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La Città del Vaticano ricostruita coi mattoncini LEGO

Wow   07.04.26  

Un diorama non è semplicemente una riproduzione: è una forma di racconto. Richiede precise scelte narrative, quali dettagli inserire, come far percepire la tridimensionalità e il contesto storico. Capacità che Rocco J. Buttliere dimostra ancora una volta nella realizzazione della Città del Vaticano ricostruita con 67.000 mattoncini LEGO. Come già per la riproduzione della Roma imperiale e della Gerusalemme del Secondo Tempio, anche in questo diorama emerge una tensione affascinante: trasformare un luogo carico di valore religioso e culturale in un oggetto tangibile, da osservare da vicino attraverso un linguaggio pop e contemporaneo.

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Il Pesce d'Aprile a Savona è un dolce della tradizione culinaria

Wow   01.04.26  
Il Pesce d'Aprile savonese
Il Pesce d'Aprile savonese

A Savona il primo aprile non è solo una giornata di scherzi, ma il momento in cui fa la sua comparsa un dolce speciale, riconoscibile e atteso. Una torta a forma di pesce, nata da uno scherzo e diventata tradizione culinaria.

Le origini delle burle il primo d'aprile sono incerte. Una delle spiegazioni della moda dei pesci e degli scherzi viene collegata alla riforma del calendario nel 1582. Con lo spostamento del Capodanno al 1° gennaio, chi continuava a festeggiare nel periodo sbagliato, a fine marzo, finì per essere preso in giro, tra doni di scatole vuote e pesci come metafora del credulone che abbocca a tutto.
Molte altre però sono le storie legate alla nascita del Pesce d'Aprile, da uno scherzo che coinvolgeva il lavaggio dei leoni e la Torre di Londra al poeta Eloy d'Amerval, dai Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer al racconto biblico di Genesi, dalla poesia comica di Eduard De Dene alla battaglia della città di Den Briel che portò all'indipendenza dei Paesi Bassi dalla Spagna.

Savona, però, dà al primo aprile un volto tutto suo. Qui il dolce viene fatto risalire a una rivalità storica con Genova, narrata attraverso episodi legati al quartiere delle Fornaci.
Secondo la tradizione, nel 1528 il Doge della Superba in visita alla città della Torretta sarebbe stato vittima delle burle dei pescatori, ritrovandosi un'acciuga attaccata all'abito. Per placarne l'ira e scongiurare rappresaglie, i savonesi avrebbero dunque preparato un dolce monumentale a forma di pesce ingraziandosi nuovamente il Doge della Repubblica di Genova.

Il Pesce d'Aprile savonese è un dolce a strati, con base di pan di Spagna e farciture che spaziano dalla crema pasticcera alla cioccolata; la decorazione finale è resa spettacolare da glasse di vari colori. C'è chi afferma che questo dolce dovrebbe avere anche una dimensione tradizionale: circa 60 cm dalla testa alla coda.
Appare sulle tavole dei savonesi a marzo per poi scomparire prima del 2 aprile, in attesa dell'anno successivo.

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Pysanky le uova di Pasqua decorate della tradizione ucraina

Wow   30.03.26  

I pysanky sono uova decorate con un antico metodo di resistenza alla cera, una pratica che in Ucraina accompagna la tradizione delle uova pasquali da secoli. Il termine deriva dall'ucraino pysaty, ovvero scrivere. L'arte di realizzarle viene definita pysankarstvo. Più che una semplice decorazione, è una forma di scrittura simbolica: il disegno viene costruito passo dopo passo, come se l'artista stesse tracciando un messaggio fatto di linee, figure e significati simbolici.
Come viene descritto in questo video di Insider Art, questa tecnica si basa sull’uso della cera calda applicata a strati: l'artigiano impiega un attrezzo speciale, la kistka, un piccolo strumento con un beccuccio che permette di distribuire con precisione la cera liquida. La cera crea una barriera che protegge le parti dell'uovo e impedisce l'assorbimento del colore nel successivo passaggio di tintura. Il processo prosegue: si traccia una parte del disegno con la cera, si tinge l'uovo in un colore, si aggiungono nuove linee con la cera e si ripete fino alla fine. Solo quando tutte le stratificazioni sono completate, la cera viene rimossa sciogliendola in modo tale da far emergere il disegno finale.

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L'arte di realizzare mobili in miniatura per una casa di bambole

Wow   15.03.26  

Terry Facey, un ex falegname diventato miniaturista, dedica le sue giornate a creare oggetti incredibilmente piccoli. In questo documentario ci immergiamo nel mondo di Terry mentre realizza a mano mobili in miniatura per case delle bambole, rivelando un universo di pazienza e creatività.
Uno degli esempi più affascinanti del suo lavoro è la riproduzione in miniatura di un tavolo di marqueterie del 1674, conservato nella collezione del Victoria and Albert Museum. Terry non si limita a ricrearlo in scala; utilizza gli stessi materiali e tecniche dell'epoca, dimostrando una maestria che solo decenni di esperienza possono conferire. Questo legame con il passato conferisce a ogni creazione un valore storico e una profondità di significato.

Il suo piccolo laboratorio si trasforma in uno spazio di straordinaria creatività. Un ambiente in cui lasciarsi ispirare da ogni gesto, dal selezionare i materiali fino ai finissimi dettagli. Un atto di dedizione che riflette il dialogo intimo tra l'artigiano e il suo lavoro.

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La storia del perché la velocità delle imbarcazioni, dei velivoli e del vento si misura in nodi

Wow   13.03.26  

Quando ci si imbarca su una nave o si sale a bordo di un aereo, ci si trova immediatamente immersi in un linguaggio tecnico che può sembrare estraneo: uno di questi è quello dei nodi. Questo termine, che oggi usiamo per misurare la velocità, ha una storia affascinante che affonda le radici nel XVII secolo, allorché i marinai svilupparono un metodo innovativo per calcolare la velocità delle loro imbarcazioni.

L'idea alla base del nodo come unità di misura si fonda su un semplice, ma geniale concetto. Come viene raccontato da Simple Things - Surprising Histories, utilizzando una lunga corda con nodi legati a intervalli di 47 piedi, i marinai potevano misurare la velocità della nave nel tempo. Con un calcolo preciso, se il numero di nodi contati in un intervallo di 28 secondi corrispondeva al numero di miglia nautiche percorse in un'ora, si otteneva un metodo efficace per comprendere la velocità di navigazione. Questo approccio non solo si rivelava utile, ma si adattava perfettamente alla geografia del pianeta, tenendo conto anche della curvatura della Terra.

Il principio dei nodi non si limita alla sola nautica, ma si applica anche ai viaggi aerei. Allo stesso modo in cui una nave deve navigare attraverso la curvatura terrestre, un aereo vola su distanze considerevoli. Utilizzare i nodi come misura di velocità permette ai piloti e ai navigatori di mantenere coerenza e precisione, soprattutto quando si lavora con mappe nautiche e formule sviluppate originariamente per la navigazione marittima. Analogamente la meteorologia impiega i nodi nella misura del vento.

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Sette meraviglie del mondo antico, ma non quelle che vi vengono subito in mente

Wow   09.03.26  

Le Sette meraviglie del mondo occupano un posto speciale nella nostra cultura, evocando immagini di grandezza, ingegno e bellezza. Questa importanza del numero sette, celebrato dagli antichi greci, risuona nelle loro più profonde credenze e curiosità, rivelando come la meraviglia possa essere legata a simbolismi numerici.
L'elenco classico delle sette meraviglie è composto dai Giardini Pensili di Babilonia, dalla Statua di Zeus a Olimpia, dal Tempio di Artemide a Efeso, dal Mausoleo di Alicarnasso, dal Colosso di Rodi, dal Faro di Alessandria e dalla Grande Piramide di Giza. Quest'ultima è l'unica meraviglia che possiamo ancora ammirare oggi, pur senza la copertura originale.
Il mondo, però, è ricco di meraviglie che sfuggono ai canoni di questa lista. L'analisi proposta da Gar­rett Ryan, di Told in stone, ci invita a considerare alternative affascinanti, come il labirinto egiziano di Hawara, descritto da Erodoto o il Teatro di Scauro, che con la sua capacità di 80.000 spettatori mostrava la potenza dell'ingegneria all'epoca romana. Queste strutture, anche se meno conosciute, raccontano la storia di una società che si sforzava di meravigliare sia con la grandezza sia con l'ingegno pratico.
La lista viene completata dal sistema fognario di Roma, l'altare Keraton a Delo, le mura di Babilonia, il tempio di Zeus a Cizico e naturalmente il Colosseo.

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Brunelleschi e la cupola della cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze

Wow   02.03.26  

Chiunque visiti Firenze non può fare a meno di notare la cupola della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. Questa struttura è sia un'imponente presenza nel panorama urbano sia un trionfo dell'ingegneria, dell'architettura e della religione. La storia della cupola, raccontata dagli storici dell'arte Beth Harris e Steven Zucker, nel loro video su Smarthistory, affonda le radici nel 1417 un'epoca in cui Firenze si trovava di fronte a una sfida enorme.

In quell'anno i lavori per la cattedrale erano iniziati già da oltre un secolo, ma la realizzazione della cupola rimaneva un mistero. Harris sottolinea come si fosse diffusa l'idea che al momento del bisogno i tecnici avrebbero trovato una soluzione. Questa mentalità rifletteva non solo il ritmo più rilassato della costruzione nel 1400, ma anche una sensazione di innovazione in rapida crescita.
Il compito di realizzare una cupola di tali proporzioni sembrava impossibile, soprattutto considerando che strutture simili non erano state costruite dai tempi del Pantheon nell'antichità romana. Nessuna tecnica tradizionale era in grado di supportare il peso di una cupola così grande. La salvezza arrivò inaspettatamente da Filippo Brunelleschi, un architetto e scultore con un bagaglio di esperienze limitato, ma con una profonda conoscenza proprio del Pantheon. La sua intuizione fondamentale fu quella di concepire un tamburo ottagonale da cui si ergono le vele che formano la cupola, organizzate su due calotte separate da uno spazio vuoto.

Per erigere quella che ancora oggi, con il suo diametro esterno di 54,8 metri e un'altezza di 116 metri, la più grande cupola in muratura mai costruita, Brunelleschi dovette progettare due distinte cupole: una interna, spessa, e una esterna, sottile. Questo approccio innovativo ha permesso di raggiungere l'altezza desiderata e di garantire la necessaria stabilità strutturale. La gradinata, che permette di salire alla Lanterna, rivela un motivo a spina di pesce dei mattoni, una soluzione ingegneristica che dimostra la genialità del suo progettista. Questi mattoni, in un contesto più ampio, richiamano le pietre utilizzate per costruire archi sin dai tempi antichi. L'incontro tra innovazione e tradizione. Una testimonianza di come la creatività umana possa affrontare le sfide più ardue, fondendo arte, scienza e spiritualità in un'unica straordinaria visione.

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In che modo gli antichi egizi scolpivano i geroglifici

Wow   24.02.26  

L'incisione di geroglifici scolpiti su pietra da parte degli antichi egizi rappresenta un'arte che continua a affascinare archeologi e artisti contemporanei. Nonostante la scrittura geroglifica rimase in uso come forma monumentale ed epigrafica, in seguito alla diffusione della scrittura tra gli egizi, le forme dei glifi si andarono semplificando nei due tipi di scritture derivate: lo ieratico, usato fino dall'antichità normalmente per la scrittura su papiro e il demotico, una forma stenografica e derivata di ieratico diventato di uso comune a partire dalla XXVI dinastia.

La scultrice Miriam Johnson condivide la sua esperienza col Victoria and Albert Museum rivelando che le tecniche che utilizza per scolpire la pietra sono rimaste straordinariamente invariate nel corso dei millenni. Questa continuità nelle pratiche artistiche offre uno spaccato su come le tradizioni culturali possano essere custodite e tramandate.

Johnson, nello scolpire un cartiglio per il faraone Cheope, illustra i due metodi principali di incisione dei geroglifici: il rilievo affondato e il bassorilievo.

Il rilievo affondato o rilievo scavato è ristretto in gran parte all'arte dell'antico Egitto in cui è molto comune, divenendo dopo il periodo amarniano il tipo dominante usato, in contrapposizione al bassorilievo. Era stato usato in precedenza, ma principalmente per grandi rilievi sui muri esterni, e per geroglifici e cartiglio. L'immagine è fatta intagliando la stessa scultura in rilievo in una superficie piatta. In una forma più semplice le immagini sono di solito di natura per lo più lineare, come i geroglifici, ma nella maggior parte dei casi la figura stessa è in bassorilievo, ma posta all'interno di un'area affondata sagomata intorno all'immagine, cosicché il rilievo non sale mai oltre l'originale superficie piatta. In alcuni casi le figure e gli altri elementi sono in un bassissimo rilievo che non sale alla superficie originale, ma altri rilievi sono modellati in modo più completo, con alcune aree che salgono alla superficie originale. Questo metodo minimizza il lavoro di rimozione del fondo, pur consentendo il normale modellamento del rilievo.

La tecnica ha molto successo con la forte luce solare per enfatizzare i contorni e le forme mediante l'ombra, poiché non veniva fatto alcun tentativo per ammorbidire i bordi dell'area affondata, lasciando tutt'intorno ad essa una faccia ad angolo retto con la superficie. Alcuni rilievi, specialmente i monumenti funerari con teste o busti dell'antica Roma e della successiva arte occidentale, lasciano una "cornice" al livello originario intorno al bordo del rilievo, o pongono una testa in una rientranza semisferica nel blocco. Benché essenzialmente molto simile al rilievo affondato egizio, ma con uno spazio di fondo al livello inferiore intorno alla figura, il termine non si userebbe normalmente per tali opere.

Nell'arte egizia, per l'intera composizione, si usava comunemente un rilievo continuo e molto basso. Queste immagini in bassorilievo venivano solitamente dipinte dopo l'intaglio per aiutare a definire le forme giocando sul contrasto.

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Il mistero delle sopracciglia della Gioconda

Wow   23.02.26  

Il dipinto di Leonardo da Vinci, noto come la Gioconda, è senza dubbio l'opera d'arte più famosa al mondo. La sua notorietà attira milioni di visitatori al Louvre, dove la piccola tavola suscita stupore e curiosità. Ma, contrariamente alle aspettative, la sua dimensione contenuta rende difficile un'osservazione ravvicinata. Si potrebbe pensare che la fama di Mona Lisa si basi solamente sul suo enigmatico sorriso, ma ci sono dettagli che sollevano interrogativi intriganti, come l'assenza delle sopracciglia.

Una domanda che molti si pongono è: perché il volto della Gioconda sembra priva di sopracciglia? Due principali teorie cercano di spiegare questo enigma. Come racconta 1440 Originals, la prima suggerisce che Lisa era realmente senza sopracciglia, una pratica comune nell'epoca rinascimentale per enfatizzare la bellezza. La seconda ipotesi invece suggerisce che Leonardo, intenzionalmente, abbia scelto di non includerle nel dipinto.
In entrambi i casi, questo particolare ci invita a riflettere sull'interpretazione e sull'estetica dell'epoca.

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Scoprire San Valentino a Savona

Wow   14.02.26  
Particolare di San Valentino battezza Santa Lucilla di Jacopo Bassano
Particolare di San Valentino battezza Santa Lucilla di Jacopo Bassano

San Valentino all'ombra della Torretta. Potrà stupire qualcuno, ma Savona custodisce una reliquia del santo patrono degli innamorati e protettore delle persone affette da epilessia.
Nel gennaio del 2019, una cassa lignea, conservata nel Museo del Tesoro della Cattedrale e risalente al 1202, è stata aperta. Al suo interno sono state ritrovate le reliquie di San Valentino, donate da papa Paolo V nei primi anni del 1600, insieme a quelle di altri martiri cristiani. Originariamente questa cassa conteneva le spoglie del Beato Ottaviano, trasferite nel 1782 nel sarcofago che si può vedere all'interno della Cappella di Santo Stefano.

La presenza delle reliquie di San Valentino nella cattedrale savonese è attestata da due lapidi marmoree datate 1612 e 1814: la prima menziona il braccio del santo e la celebrazione del suo martirio il 14 febbraio; la seconda riferisce dello spostamento nel 1801 del corpo di San Sisto I e del braccio di San Valentino dalla chiesa del convento di San Giacomo alla Cattedrale e che nel 1814 le spoglie di San Sisto vennero traslate nella cappella a lui dedicata.

Leggende ed incertezze avvolgono la figura di San Valentino. Nel Martirologio geronimiano, tra i più antichi cataloghi di martiri cristiani della Chiesa, compaiono riferimenti a due Valentini martirizzati, uno a Roma e uno in Africa, ma senza data né identificazioni precise. L'agiografia e l'Enciclopedia Cattolica menzionano tre santi di nome Valentino legati al 14 febbraio: un sacerdote romano, il vescovo di Interamna Nahars, l'odierna Terni, e un martire africano assieme ad alcuni compagni. Pur essendo narrazioni tardive e leggendarie, gli studiosi ritengono possibile che i resoconti del vescovo di Terni e del presbitero romano condividano un nucleo di fatti e potrebbero riferirsi in realtà alla stessa persona.
Le analogie riguardano il luogo del supplizio per decapitazione e del seppellimento al secondo miglio della via Flaminia, la coraggiosa testimonianza di fede e una guarigione miracolosa che provocano delle conversioni tra i pagani.

Sebbene molte fonti moderne affermino che Papa Gelasio I abbia istituito la festa il 14 febbraio nel 496 d.C., tale affermazione è discutibile e in parte basata su fonti apocrife. Quel che è certo è l'intervento dei monaci benedettini, che nel Medioevo diffusero il culto di San Valentino in Francia e Inghilterra. La sua associazione agli innamorati si consolidò anche grazie a tradizioni letterarie, vale la pena ricordare Geoffrey Chaucer, che collegavano la sua festa al risveglio primaverile e ai riti d'amore degli uccelli.

Più complesso il legame tra l'epilessia e San Valentino, uno tra i numerosissimi santi cristiani potrettori della hierà nósos, la "malattia sacra", come veniva ancora chiamata al tempo di Valentino. Un concetto legato all'evento parossistico della crisi epilettica, ovviamente la manifestazione più evidente nell'antichità e che veniva spesso confusa con una possessione. Il termine epilessia deriva proprio da epilambánein, prendere possesso, da cui epil?psía.
Partiamo dall'agiografia (BHL 8460, Bibliotheca Hagiographica Latina). Grazie all'intercessione del santo il figlio del filosofo Cratone viene guarito. Questo porta alla conversione al cristianesimo del filosofo, della sua famiglia e di molti suoi allievi.
Il secondo nesso è simbolico. È un richiamo al martirio del santo, giustiziato per decapitazione, e dunque alla "perdita della testa" e alla "testa caduta".
Il terzo legame è fonetico. In alto tedesco, il nome di San Valentino era spesso associato alla parola fallen, cadere, e "mal caduco" era un altro termine popolare per epilessia.

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