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I post con tag "Colori" archivio

La lunga storia del verde nell'arte tra natura, chimica e sostanze tossiche

Wow   29.09.26  

Il verde sembra il colore più facile da trovare nel mondo naturale, è quello delle foglie, dell’erba, dei boschi e della vegetazione, ma nella storia dell'arte ottenerlo in modo stabile e brillante è stato tutt'altro che semplice.
Come racconta il Getty Museum in una recente ricostruzione dedicata alla storia del colore, seguire l'evoluzione dei pigmenti verdi significa attraversare quasi duemila anni di storia dell'arte, dall'antichità ai materiali sintetici contemporanei. Una storia di minerali macinati, reazioni chimiche, miscele, esperimenti e, talvolta, sostanze estremamente tossiche.

Uno dei più antichi pigmenti verdi conosciuti è la malachite, un minerale a base di carbonato basico di rame. Veniva ridotta in polvere e utilizzata come pigmento già nell'antichità, con attestazioni che risalgono a oltre 5000 anni fa.
La sua presenza è documentata anche nell'arte greca e romana. Un esempio particolarmente interessante è costituito dai ritratti funerari dell'Egitto greco-romano, nei quali le analisi scientifiche hanno individuato malachite, verderame, terre verdi e altri composti a base di rame. Non esisteva dunque un solo verde antico, gli artisti disponevano di materiali differenti, ciascuno con caratteristiche ottiche e chimiche proprie.
La terra verde, costituita principalmente dai minerali argillosi celadonite e glauconite, rappresentava un'alternativa naturale. Era meno brillante della malachite, ma poteva essere particolarmente utile nelle preparazioni pittoriche e nelle tonalità più sobrie.

Un aspetto sorprendente della storia del colore è che un pigmento apparentemente semplice può essere il risultato di una vera e propria ricetta.
Il vergaut, per esempio, era ottenuto mescolando un pigmento blu, di solito l'indaco, e uno giallo, l'orpimento un solfuro di arsenico. Questo principio sarebbe rimasto fondamentale nella pittura, il verde poteva essere prodotto non soltanto cercando in natura una sostanza verde, ma facendo interagire pigmenti diversi.
La questione non era però esclusivamente cromatica. Ogni combinazione comportava una particolare reazione alla luce, all'umidità, ai leganti e agli altri materiali presenti nell'opera.

Fra i pigmenti più importanti della pittura europea troviamo il verdigris, o verderame, un composto di acetati basici di rame. Il procedimento tradizionale era sorprendentemente elaborato. Sottili lastre o fogli di rame venivano esposti ai vapori di aceto, provocando la formazione di una crosta verde sulla superficie del metallo. Questa veniva poi raccolta e trasformata in pigmento.
Il risultato era un verde particolarmente intenso e trasparente. Proprio questa trasparenza rese il verdigris prezioso per ottenere velature, cioè sottili strati di colore attraverso i quali la preparazione sottostante poteva ancora essere percepita. Ma il pigmento aveva anche una reputazione difficile. Le fonti storiche registrano numerosi avvertimenti sulla sua tendenza a scurirsi o alterarsi e sulla sua incompatibilità con alcuni materiali.
Nei dipinti di Tiziano, per esempio, alcune aree verdi furono realizzate proprio con resinato di rame; il tempo ha però modificato alcune di queste velature, trasformando determinati verdi originari in tonalità brune.
È qui che la storia del pigmento diventa anche storia della conservazione, ciò che oggi vediamo in un dipinto non corrisponde necessariamente al colore che l'artista vedeva nel proprio studio.

Il verde poteva inoltre essere utilizzato dove lo spettatore non avrebbe dovuto riconoscerlo direttamente.
Nella tradizione della pittura europea, il verdaccio, un'imprimitura o sotto-pittura dai toni verdastri e grigiastri, poteva essere impiegato per costruire le tonalità della carnagione. Sopra questa base venivano successivamente applicati incarnati più caldi.
Il verde, posto sotto tonalità rosate e rossastre, contribuisce a modulare la percezione della carne e a creare una maggiore complessità cromatica.

La ricerca di verdi sempre più brillanti raggiunse un punto di svolta nel Settecento e soprattutto nell'Ottocento, quando la chimica industriale rese disponibili pigmenti completamente nuovi.
Nel 1775 Carl Wilhelm Scheele mise a punto il cosiddetto verde di Scheele, o verde svedese, una miscela di arseniti di rame. Il nuovo pigmento offriva un verde brillante, ma aveva un problema enorme, la sua composizione lo rendeva tossico e il colore poteva alterarsi nel tempo.
Pochi decenni dopo arrivò il celebre verde di Schweinfurt, o verde smeraldo. Commercializzato a partire dal 1814, era un aceto-arsenito di rame particolarmente brillante e resistente alla luce. Fu impiegato non soltanto nella pittura, ma anche in carte da parati, tessuti, giocattoli e, soprattutto, come insetticida. Oggi non più utilizzato come pigmento a causa della sua tossicità.

La storia del verde ottocentesco rivela così un curioso paradosso, più la chimica permetteva di avvicinarsi al verde brillante desiderato dagli artisti, più aumentavano anche i rischi associati ad alcuni nuovi pigmenti.
Nel XIX secolo la chimica continuò comunque ad ampliare enormemente la tavolozza. Fra i risultati più importanti vi fu il viridiano, basato sull'ossido di cromo idrato, un verde-azzurro trasparente caratterizzato da una buona stabilità. Il viridiano va distinto dal verde ossido di cromo, quest'ultimo costituito da ossido di cromo puro e particolarmente durevole.
La disponibilità di pigmenti industriali modificò profondamente il lavoro degli artisti. Il verde non doveva più necessariamente essere ricavato da un minerale raro o ottenuto attraverso laboriose ricette artigianali. La tavolozza poteva essere ampliata attraverso la chimica di laboratorio.
È il contesto nel quale si inserisce anche la pittura di Édouard Manet e degli impressionisti, per i quali i verdi brillanti diventano fondamentali nella rappresentazione della luce e della natura. La pittura moderna può così sfruttare una gamma cromatica molto più ampia rispetto a quella disponibile nei secoli precedenti.

La lunga vicenda del verde mostra quindi qualcosa di più profondo della semplice evoluzione di una tavolozza. Ogni pigmento racconta un diverso rapporto fra natura, tecnologia e conoscenza.
La malachite nasce dalla geologia; il verdigris dalla reazione fra rame e acido; il resinato di rame dall'incontro fra chimica e tecniche di velatura; il verde di Scheele e il verde di Schweinfurt dalla nascente industria chimica; il viridiano e i pigmenti successivi dalla capacità della chimica moderna di progettare materiali con proprietà specifiche.
Il verde è inoltre il colore al quale l'occhio umano è particolarmente sensibile. Il nostro cervello è infatti particolarmente abile nel distinguere le sue diverse tonalità, probabilmente anche per ragioni evolutive legate alla necessità di distinguere vegetazione e altri elementi dell'ambiente.
Forse è anche per questo che gli artisti hanno continuato per millenni a inseguire il verde perfetto.

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Testare la nostra capacità di ricordare i colori con un videogioco

Geek   20.02.26  
Screenshot di Color Game
Screenshot di Color Game

Color Game è un'originale esperienza che ci sfida a rimetterci in gioco, esplorando il nostro rapporto con i colori e la nostra abilità di ricordarli. La premessa è semplice: dopo aver osservato un colore per pochi secondi, dobbiamo tentare di ricrearlo usando tre cursori che modificano tono, saturazione e luminosità.

Il gioco mette in luce la difficoltà del nostro cervello di elaborare e memorizza correttamente i colori. Questa limitazione ci offre l'opportunità di esplorare una realtà affascinante: ogni colore che vediamo è influenzato da fattori ambientali, emozionali e persino culturali. Il tentativo di ricreare un colore senza l'ausilio di nomi o codici esadecimali si rivela così una sfida stimolante, capace di rivelare molto sulle nostre capacità percettive.

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Un 2026 colorato di Cloud Dancer

Wow   05.12.25  
Pantone 11-4201 Cloud Dancer
Pantone 11-4201 Cloud Dancer

Pantone ha annunciato il colore dell'anno per il 2026: il Pantone 11-4201 Cloud Dancer.

PANTONE 11-4201 Cloud Dancer, un bianco etereo che simboleggia un'influenza rasserenante in una società che sta riscoprendo il valore della quiete e della riflessione. Bianco vaporoso e intriso di serenità, PANTONE 11-4201 Cloud Dancer favorisce un profondo relax e la concentrazione, permettendo alla mente di spaziare e alla creatività di esprimersi per fare spazio all'innovazione.

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Significato e simbolismo dei colori nel Medioevo

Res publica   15.02.25  

James Wade, di MedievalMadness, ci offre uno sguardo affascinante su come i colori venivano considerati durante il Medioevo, rivelando che ogni tonalità portava con sé significati profondi legati a classe sociale, purezza, regalità e religione.

Questa percezione dei colori non rifletteva solo gusti estetici, ma anche norme sociali e culturali di un'epoca in cui il simbolismo e la rappresentazione visiva avevano un forte impatto sulla vita quotidiana.
In questo contesto, in linea di massima, il bianco era il simbolo di purezza, associato a concetti di innocenza e virtù. Al contrario, il rosso rappresentava il peccato e la passione. Il blu era legato alla figura della Vergine Maria, diventando un colore sacro e venerato.
Il nero ha avuto un duplice significato, associato inizialmente come simbolo di malvagità, si è gradualmente trasformato in un colore che rappresentava la Chiesa attraverso i paramenti sacerdotali. Ancora il viola era il segno di ricchezza e nobiltà, dato che il suo processo di produzione era costoso e laborioso.
Tuttavia, alcuni schemi di colore, come righe e quadretti, erano considerati scandalosi e inappropriati. Questo potrebbe derivare dal fatto che, visivamente, i nostri antenati trovavano accettabili i motivi che presentavano forme più chiare su sfondi scuri, mentre le righe e i motivi a scacchi erano percepiti come un caotico miscuglio di colori, incapace di trasmettere un messaggio chiaro e univoco. Persino gli animali a strisce, come le tigri e le zebre, venivano temuti più di altri e associati a creature maligne.

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Un 2025 colorato di Mocha Mousse

Wow   06.12.24  
Pantone 13-1023 Peach Fuzz
Pantone 17-1230 Mocha Mousse

Pantone ha annunciato il colore dell'anno per il 2025: il Pantone 17-1230 Mocha Mousse.

PANTONE 17-1230 Mocha Mousse è una calda tonalità di marrone pregna di una ricchezza innata che nutre con la sua suggestione della qualità deliziosa del cacao, del cioccolato e del caffè, facendo appello al nostro desiderio di comfort.

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Un 2024 colorato di Peach Fuzz

Wow   14.12.23  
Pantone 13-1023 Peach Fuzz
Pantone 13-1023 Peach Fuzz

Pantone ha annunciato il colore dell'anno per il 2024: il Pantone 13-1023 Peach Fuzz.

PANTONE 13-1023 Peach Fuzz cattura il nostro desiderio di nutrire noi stessi e gli altri. È un tono pesca, vellutato e delicato, il cui spirito onnicomprensivo arricchisce mente, corpo e anima.

Nella ricerca di una tonalità che riecheggia il nostro innato desiderio di vicinanza e connessione, abbiamo scelto un colore radioso di calore ed eleganza moderna. Una tonalità che risuona di compassione, offre un abbraccio tattile e unisce senza sforzo il giovane con l'eterno.

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I colori delle cose

Wow   20.07.23  

Ti sei mai chiesto perché le gomme da masticare erano rosa? O perché le matite numero 2 sono gialle come le palline da tennis e i dollari verdi?
Chi ha scelto questi colori e perché proprio quelle tonalità?

Dietro ogni decisione c'è sempre una storia, non soltanto derivata dal marketing, ma spesso dovuta a fattori esterni o a scelte logiche.
Scopriamo alcune di queste storie raccontate da Weird History.

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Un 2023 colorato di Viva Magenta

Wow   03.12.22  
Pantone 18-1750 Viva Magenta
Pantone 18-1750 Viva Magenta

Pantone ha annunciato il colore dell'anno per il 2023: il Pantone 18-1750 Viva Magenta.

Il colore dell'anno di Pantone, 18-1750 Viva Magenta, vibra di vivacità e vigore. È una tonalità radicata nella natura discendente dalla famiglia dei rossi ed espressiva di un nuovo segnale di forza. Viva Magenta è coraggioso e senza paura, e un colore pulsante la cui esuberanza promuove una celebrazione gioiosa e ottimista, scrivendo una nuova narrativa.

Il colore dell'anno di quest'anno è potente e stimolante. È un nuovo rosso animato che si crogiola nella gioia pura, incoraggiando la sperimentazione e l'espressione di sé senza ritegno, un'ombra elettrizzante e senza confini che si manifesta come una dichiarazione di spicco. Pantone 18-1750 Viva Magenta accoglie chiunque e tutti con la stessa verve per la vita e spirito ribelle. È un colore audace, pieno di spirito e inclusivo di tutti.

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I colori più mortali della storia

Geek   15.10.22  

Quando è stato scoperto il radio, il suo colore verde brillante ha invogliato le persone a usarlo per tingere abiti e colorare prodotti e gioielli. Solo molto più tardi furono scoperti i suoi effetti nocivi. Sfortunatamente il radio non è stato l'unico elemento che veniva considerato innocuo, ma che poi si è rivelato mortale.
J.V. Maranto su TED-Ed fornisce un resoconto dettagliato dei colori più letali della storia.

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L'uso del colore nei film e la regola del 60-30-10

Multimedia   09.06.22  

Tutto su un set è intenzionale e studiato con cura, dall'arredamento ai vestiti, dagli oggetti di scena alle tonalità di colore.
Wolfcrow spiega cosa comporta la regola del colore del 60-30-10% e come questa sia presente nella maggior parte dei film. Il colore dominante, costituito da varie tonalità, è presente nel 60% dell'inquadratura, un colore secondario complementare è presente nel 30% dell'immagine, mentre il restante 10% è rappresentato da un colore d'accento.
Questa semplice formula fornisce una tavolozza di colori equilibrata capace di influenzare lo spettatore e la narrazione.

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