Renoir e la pittura della felicità moderna
Fra gli anni Sessanta e Ottanta dell'Ottocento Pierre-Auguste Renoir attraversò uno dei periodi più fertili della pittura europea, partecipando alla nascita dell'Impressionismo e trasformando in soggetto artistico la vita quotidiana della Parigi moderna. In poco più di vent'anni passò dalla formazione accademica e dalle difficoltà economiche degli inizi alle grandi composizioni che oggi sono fra le immagini più riconoscibili della pittura impressionista. Il suo percorso fu accompagnato dall'amicizia con Claude Monet, Alfred Sisley, Frédéric Bazille e altri artisti che condividevano la ricerca di una pittura lontana dalle convenzioni del Salon.
Renoir era arrivato alla pittura dopo un apprendistato come decoratore di porcellane e aveva studiato all'École des Beaux-Arts. Ma già negli anni Sessanta cominciò ad allontanarsi dall'insegnamento accademico, guardando alla pittura realista di Courbet e Manet e soprattutto alla realtà che aveva intorno. Le sue amicizie divennero parte integrante del processo creativo: amici, compagne e conoscenti si trasformavano in modelli, mentre l'atelier diventava un luogo di incontro e conversazione. Anche la sua relazione con Lise Tréhot, che fu modella e compagna dell'artista, appartiene a questa fase bohémienne e segnata da difficoltà economiche.
Negli anni Settanta il vero laboratorio di Renoir diventa però Parigi e la sua vita sociale. L'artista non cerca necessariamente gli avvenimenti eccezionali, ma i momenti nei quali le persone si incontrano: il caffè, il teatro, il ristorante, il boulevard, la gita fuori porta, il ballo. È una scelta profondamente moderna. La città trasformata dall'industrializzazione e dalle grandi ristrutturazioni urbanistiche offre nuovi luoghi di socialità, nei quali persone appartenenti a classi differenti possono condividere temporaneamente il tempo libero. Renoir preferisce raccontare proprio questo aspetto della modernità, non la solitudine o l'alienazione, ma il piacere dello stare insieme.
Il caso più celebre è Bal du moulin de la Galette del 1876. Renoir frequentò il celebre locale di Montmartre, allora un quartiere ancora in parte rurale e popolare, e ne trasformò il ballo domenicale in una delle grandi immagini della vita moderna. La scena è affollata di figure, conversazioni, sguardi e movimenti; la luce filtra attraverso gli alberi e si frammenta sulle persone, mentre pennellate rapide fanno vibrare l'intera superficie. Il dipinto fu realizzato in larga parte sul posto e successivamente completato in atelier.
Come mostra la National Gallery la novità non sta soltanto nella tecnica impressionista. Renoir attribuisce dignità monumentale a persone comuni impegnate in un'attività ordinaria, ballare, parlare, flirtare, divertirsi. Il rapporto fra uomini e donne diventa uno dei motivi centrali della sua pittura, l'amore possa essere interpretato non soltanto come tema, ma come un vero e proprio principio pittorico di connessione fra le figure.
Lo stesso interesse emerge nel Déjeuner des canotiers, dipinto fra il 1880 e il 1881 sulla terrazza del ristorante Fournaise a Chatou. Ancora una volta il soggetto è apparentemente banale: un gruppo di amici trascorre insieme una giornata di svago. Ma Renoir costruisce una composizione complessa nella quale conversazioni, sguardi, gesti e oggetti creano una rete di relazioni. Il mondo del canottaggio, delle gite lungo la Senna e delle guinguettes rappresentava una delle nuove forme di divertimento della società parigina, e Renoir lo trasforma in un'immagine di convivialità moderna.
All'inizio degli anni Ottanta la danza diventa invece il tema attraverso il quale Renoir porta questa ricerca a una nuova dimensione. Nel 1882-83 realizza le tre grandi Danse, Danse à la campagne, Danse à la ville e Danse à Bougival. Sono figure quasi a grandezza naturale, molto più monumentali rispetto alla folla del Moulin de la Galette. Nel caso della Danse à la campagne, la donna è associata ad Aline Charigot, futura moglie dell'artista; Renoir raccontò al figlio Jean quanto amasse vederla danzare. La danza diventa così la rappresentazione fisica della relazione fra due persone: il corpo dell'uno guida, sostiene e si intreccia con quello dell'altro.
Anche L'Altalena, dipinta nel 1876, appartiene a questa stagione. Come il Moulin de la Galette, è ambientata a Montmartre e combina figure, natura e luce in una scena apparentemente spontanea. Ma l'impressione di immediatezza nasconde una costruzione attentissima: la disposizione dei personaggi, il movimento dell'altalena, le macchie di luce che attraversano il fogliame e i rapporti cromatici producono una scena nella quale ogni elemento sembra partecipare allo stesso istante fuggevole.
È proprio questa capacità di trasformare un momento effimero in qualcosa di duraturo a definire il Renoir degli anni Settanta. La pennellata impressionista non descrive ogni oggetto con precisione; cerca piuttosto di restituire l'impressione complessiva di una situazione. Le figure sembrano dissolversi nell'atmosfera, i colori si influenzano reciprocamente e la luce diventa quasi una sostanza che unisce persone e ambiente.
I primi vent'anni della carriera di Renoir possono quindi essere letti come la storia di una progressiva scoperta. La vita moderna può diventare grande pittura. Non servono necessariamente eroi, battaglie o soggetti mitologici. Una coppia che danza, amici riuniti a tavola, giovani che conversano in un giardino o una folla che trascorre una domenica al ballo possono possedere la stessa intensità di un soggetto storico.
Renoir dipinge relazioni. La sua modernità consiste sia nell'aver rappresentato la Parigi dell'Ottocento, sia nell'aver fatto dell'incontro umano, della convivialità e del piacere condiviso uno dei grandi temi della pittura occidentale. Un modo di mettere in relazione figure, luce, colori e spazio fino a creare quella sensazione di unità che costituisce la firma più riconoscibile del suo Impressionismo.
