La ricostruzione dell'evoluzione urbanistica di Roma dal 1000 a.C. a oggi
La ricostruzione dell'evoluzione di Roma dal 1000 a.C. a oggi ci permette di osservare la storia urbana da una prospettiva insolita. Non più una successione di date, imperatori e monumenti, ma una città che cresce, si contrae, cambia forma e spesso riutilizza ciò che le epoche precedenti hanno lasciato. Per una città con oltre due millenni e mezzo di storia documentata, la trasformazione dello spazio urbano è quasi una biografia materiale.
Intorno al 1000 a.C., Roma non era ancora una città nel senso che attribuiamo oggi al termine. Il territorio era occupato da piccoli insediamenti distribuiti sui colli, in un paesaggio caratterizzato da boschi, corsi d'acqua e zone paludose. Il Palatino, il Campidoglio, l'Esquilino e gli altri rilievi offrivano posizioni favorevoli per gli insediamenti, mentre il Tevere costituiva contemporaneamente una risorsa e una via di comunicazione. La tradizione fissa la fondazione di Roma nel 753 a.C., ma l'archeologia mostra un processo di aggregazione degli insediamenti che precede la data convenzionale.
Fra il VII e il VI secolo a.C. avviene una trasformazione decisiva. Le comunità dei colli vengono progressivamente integrate e Roma comincia a dotarsi di infrastrutture urbane, come si vede nel timelapse realizzato da Christian Ivan. La costruzione della Cloaca Maxima, tradizionalmente attribuita all'età dei re, rappresenta uno dei primi grandi interventi di trasformazione del territorio, drenare le aree basse fra i colli significa rendere utilizzabile uno spazio che diventerà il cuore politico e commerciale della città, il futuro Foro Romano.
Con la Repubblica e soprattutto con l'espansione mediterranea, Roma cambia scala. La città diventa progressivamente il centro di una potenza territoriale enorme. Le mura serviane, tradizionalmente associate alla riorganizzazione successiva al sacco gallico del 390 a.C., racchiudono un'area molto più ampia rispetto al nucleo originario. Ma è durante l'età imperiale che la trasformazione assume dimensioni spettacolari.
Nel I e II secolo d.C. Roma raggiunge una complessità urbana senza precedenti nel mondo romano. Il Foro Romano viene affiancato da una serie di Fori imperiali; il Colosseo, inaugurato nell'80 d.C., diventa il fulcro di una monumentale area dedicata agli spettacoli; terme, templi, basiliche, mercati e infrastrutture idriche si moltiplicano. Gli acquedotti portano in città enormi quantità d'acqua e permettono la costruzione di fontane, terme pubbliche e sistemi di distribuzione capillari.
La Roma imperiale era inoltre una città densamente abitata e molto più verticale di quanto suggeriscano oggi le sue rovine. Accanto alle domus aristocratiche esistevano le insulae, edifici residenziali pluripiano destinati a una popolazione numerosa. L'immagine della Roma antica come una città composta quasi esclusivamente da monumenti in marmo è quindi fuorviante: gran parte della vita quotidiana si svolgeva in un tessuto edilizio molto più ordinario, affollato e complesso.
La crisi dell'Impero modifica radicalmente questo equilibrio. Tra III e V secolo la popolazione diminuisce, mentre le trasformazioni politiche e militari rendono necessarie nuove fortificazioni. Nel 271-275 d.C., sotto l'imperatore Aureliano, viene costruita la grande cinta muraria che porta il suo nome. È una delle strutture che più chiaramente permettono di leggere la continuità della storia romana: le Mura Aureliane sono ancora oggi una presenza fisica fondamentale nel paesaggio della città.
Dopo la fine dell'Impero romano d'Occidente, Roma attraversa una lunga fase di contrazione. Monumenti e infrastrutture vengono progressivamente abbandonati, mentre la popolazione si concentra in una porzione relativamente piccola dell'antico tessuto urbano, soprattutto nell'area dell'ansa del Tevere e presso i luoghi di culto cristiani. Edifici antichi vengono trasformati, smontati o incorporati nelle nuove costruzioni. Il Colosseo, per esempio, non scompare: cambia funzione, diventando nel Medioevo anche fortezza e area abitativa.
Nel Rinascimento la città ricomincia a espandersi e a ridefinire il proprio rapporto con l'antichità. Papi, architetti e artisti trasformano Roma in un grande laboratorio urbano. Bramante, Michelangelo, Raffaello e Bernini, tra gli altri, intervengono su edifici, piazze e assi viari. L'antica Roma diventa contemporaneamente rovina, repertorio architettonico e modello ideale. È significativo che la crescita della Roma moderna avvenga spesso sopra e accanto alla Roma antica, anziché cancellarla completamente.
Il Seicento porta alla straordinaria stagione urbanistica del Barocco. Le grandi trasformazioni di piazza San Pietro, di piazza Navona, di piazza del Popolo e delle principali direttrici cittadine costruiscono una nuova scenografia urbana. Roma viene concepita come una sequenza di prospettive, assi, piazze e monumenti destinati a guidare lo sguardo e i movimenti dei cittadini e dei pellegrini.
Il passaggio più radicale arriva però nell'Ottocento, dopo l'Unità d'Italia. Quando Roma diventa capitale del Regno nel 1871, la città deve adattarsi rapidamente a una popolazione in crescita e alle esigenze di una capitale moderna. Nuovi quartieri sorgono oltre il nucleo storico: Esquilino, Prati, Testaccio, San Lorenzo e altri settori della città modificano progressivamente la forma urbana. Vengono costruite nuove infrastrutture, strade e ponti, mentre la ferrovia collega Roma alla rete nazionale.
Il Novecento accelera ulteriormente la trasformazione. La città si espande ben oltre il perimetro storico, incorporando progressivamente campagne, borghi e comuni circostanti. Durante il fascismo vengono realizzati interventi urbanistici di enorme impatto, fra cui l'apertura di via dei Fori Imperiali e la creazione dell'area dell'EUR. Dopo la Seconda guerra mondiale l'espansione diventa ancora più estesa e Roma assume quella struttura policentrica e frammentata che caratterizza gran parte della metropoli contemporanea.
Oggi Roma è quindi il risultato della sovrapposizione di città diverse. La città moderna non ha sostituito quella imperiale, né quella medievale ha cancellato completamente l'antica, le contiene. Strade moderne seguono talvolta tracciati antichi; chiese sorgono sopra edifici romani; palazzi incorporano colonne e blocchi provenienti da costruzioni precedenti; le Mura Aureliane delimitano ancora ampie porzioni della città contemporanea.
La possibilità di rappresentare questa evoluzione in un modello tridimensionale aggiunge una dimensione particolarmente efficace alla ricerca storica. Le fonti cartografiche e archeologiche utilizzate per ricostruire le diverse fasi, Euratlas, Bibliotheca Hertziana e Nollimap, hanno permesso di trasformare dati dispersi nel tempo in una narrazione visiva continua.
Guardare Roma attraverso 3.000 anni significa assistere alla trasformazione incessante del rapporto fra territorio, potere, tecnologia e società. Dalle capanne sui colli alle grandi infrastrutture imperiali, dalle rovine medievali alla capitale moderna, ogni epoca ha lasciato la propria impronta. Ed è forse questa stratificazione, più ancora dei singoli monumenti, a rendere Roma una delle città più straordinarie da osservare nel tempo.
