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La vita quotidiana nella comunità più isolata del mondo

Res publica   07.04.26  
Tristan da Cunha
Tristan da Cunha

Tristan da Cunha è un piccolo territorio britannico nel mezzo dell'oceano Atlantico, lontanissimo dalle rotte principali. Poche decine di chilometri quadrati e un solo centro abitato. A prima vista, verrebbe da immaginare una vita lenta, quasi bucolica e invece la distanza dal resto della civiltà non genera inerzia, ma costringe a organizzarsi.

NPR racconta la vita su quest'isola, che a sua volta da nome a un arcipelago in massima parte disabitato e amministrativamente è gestita dal Regno Unito in un territorio d'oltremare assieme alle isole Sant'Elena e Ascensione che si trano a oltre 2.000 km da Tristan da Cunha. Il suo nome deriva dall'esploratore Tristão da Cunha che la avvistò nel 1506.
L'assenza di un aeroporto e l'arrivo delle navi, circa una volta al mese, fanno capire quanto ogni cosa debba essere pianificata con largo anticipo. Non potendo contare su rifornimenti frequenti, la comunità vive di preparazione e flessibilità. E sebbene la presenza di una scuola, di un medico e persino di accesso a internet ad alta velocità suggerisca un collegamento con il mondo esterno, la vera particolarità sta nel modo in cui si costruisce la quotidianità: con un equilibrio tra autonomia e cooperazione.

In un luogo così remoto, il tempo non è libero, ma è pieno di incombenze. La conseguenza è che ogni persona impara presto a collaborare e a imparare più mestieri. È una dinamica che trasforma la piccola dimensione del paese in una forma di ingegneria sociale: se manca l'alternativa, tutti diventano indispensabili.

Questo fare squadra diventa ancora più evidente quando arriva una nave con rifornimenti e magari con un numero limitato di turisti. A quel punto, le necessità della comunità si condensano: ognuno sa cosa deve fare, con un'organizzazione che si basa sull'esperienza. L'isola diventa quindi un microcosmo in cui la logistica e la responsabilità condivisa sostituiscono la comodità di un sistema più grande.

Piccola curiosità, due dei cognomi più diffusi nell'isola, Lavarello e Repetto, hanno un evidente collegamento con la Liguria. La loro presenza risale al 1892, quando due naufraghi di Camogli riuscirono a sbarcare nella remota Tristan da Cunha.

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La devozione, la storia e l'arte raccontate dalle casse lignee della Processione del Venerdì Santo a Savona

Res publica   03.04.26  
La Processione del Venerdì Santo a Savona
La Processione del Venerdì Santo a Savona

La Processione del Venerdì Santo a Savona è un evento in cui fede, cultura e devozione popolare diventano visibili, materiali, tangibili. Al centro dell'esperienza c'è un'organizzazione antica, affidata al Priorato Generale delle Confraternite di Savona, che riunisce le sei confraternite cittadine custodi di una tradizione che affonda le radici nel Basso Medioevo.
Un dettaglio curioso di questa tradizione è che la processione si svolge solo ogni due anni. La città di Savona assiste al passaggio delle quindici imponenti e antiche casse lignee, accompagnate dalle bande che intonano i mottetti, penitenti e clero. La Processione del Venerdì Santo è preceduta dalla Croce di Passione, un crocifisso in legno detto in dialetto Cruxe du Pasciu che raffigura tutti i simboli della Passione di Cristo, e chiusa da un reliquario contenente una reliquia della Santa Croce.

La storia della Processione nasce negli oratori edificati tra il XIII e il XIV secolo accanto all'antica Cattedrale di Savona posta su una collina che domina il mare chiamata Priamar. Dopo l'avvento della Repubblica di Genova la collina viene fortificata, gli edifici e il duomo abbattuti. La costituzione della Fortezza del Priamar, tutt'ora uno dei simboli della città, trasformerà per sempre non solo il tessuto urbano, ma anche la Processione.
Nei secoli che seguiranno il 1542 gli oratori diminuiranno di numero e il Venerdì Santo assumerà sempre più la forma attuale, abbandonate le singole processioni per confluire in un unico grande evento devozionale.

et a' detti disciplinanti li sia raccomandata la disciplina massime il giorno del Venerdì Santo, imperoche se non fussero quelle poche orationi e buone operationi che si fanno per le confraternite et altri servi di Dio, sarebbe il mondo più tribulato che non é...

La tradizione cristiana ricorda queste parole, datate 8 aprile 1536 durante la seconda apparizione mariana al Confratello Antonio Botta nella valle del Letimbro. La Vergine Maria spronava i fedeli savonesi alla disciplina del Venerdì Santo, rito penitenziale che in città veniva praticato sino dalla fine del XII secolo, rappresentando le prime manifestazioni di gruppi di disciplinanti in una prima primigenia forma organizzata di aggregazione laicale nella storia della Chiesa.

Nel corso della storia le confraternite di Savona dovranno anche sopravvivere alla tempesta napoleonica, che ne requisì parte sedi e beni, per vedere finalmente nella seconda metà del XIX un ritorno delle tradizioni confraternali.

La guida online Visit Riviera rappresenta un ottimo punto di partenza per scoprire le 15 casse lignee, gli oratori, i confratelli, l'arte, la storia e la grande devozione che circondano la Processione del Venerdì Santo a Savona:

Confraternita di Nostra Signora di Castello dalle cappe blu con risvolti bianchi.
Cristo morto in croce, risalente alla metà del XVI secolo ed è probabilmente di scuola romana;
La Pietà, di Stefano Murialdo detto "il Crocetto" (1776-1838) e realizzata nel 1833;
Deposizione dalla croce, datata 1795, realizzata dal savonese Filippo Martinengo. Il suo peso è di circa 16 quintali.

Confraternita dei SS. Giovanni Battista Evangelista e Petronilla dalle cappe bianche con nastri rossi.
La Promessa del Redentore, detta anche "Adamo ed Eva" del savonese Filippo Martinengo, è datata 1777;
Gesù legato al palo, realizzata nel 1728 dal Maragliano, è di scuola genovese;
Gesù nell'orto, datata 1728;
Cristo spirante, realizzata tra il 1727 e il 1738 dal Maragliano.

Confraternita di S. Domenico e Cristo Risorto dalle cappe bianche con nastri bianchi.
L'Annunciazione, del genovese Anton Maria Maragliano (1664-1739), è stata realizzata nel 1722;
La deposizione nel Sepolcro, realizzata dal savonese Antonio Brilla (1813-1891) ed eseguita nel 1866. Si tratta della cassa più pesante della processione: 17 quintali e servono ben 24 uomini per trasportarla.

Confraternita dei SS. Pietro e Caterina dlle cappe bianche con nastri blu.
La flagellazione, realizzata da ignoto di scuola napoletana del XVII secolo;
Cristo cade sotto la croce, come la prima giunta da Napoli nel 1623, entrambe hanno un impianto molto arcaico e statico nella composizione;
Ecce Homo, è la cassa più recente. Realizzata nel 1978 dalla scultrice savonese Renata Cuneo in sostituzione di una cassa seicentesca di identico soggetto (opera dello scultore genovese Gio Andrea Torre) andata perduta durante il secondo conflitto mondiale.

Arciconfraternita della SS. Trinità dalle cappe rosse con risvolti bianchi.
L'Addolorata, realizzata da Filippo Martinengo alla fine del Settecento.

Confraternita dei SS. Agostino e Monica dalle cappe bianche con nastri verdi.
L'incoronazione di spine, realizzata dal Maragliano nel 1710;
Il bacio di Giuda, è stata realizzata nel 1926 dallo scultore gardenense Giuseppe Runggaldier.

La Processione del Venerdì Santo di Savona è un rito che si trasmette, si ricostruisce e si reinventa nello spazio urbano, tra legno, pittura, reliquie, oratori e immagini. È un evento che rende la fede concreta e condivisa, capace di trasformare una sera in un racconto collettivo.

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Breve storia della birra dalle sue antiche radici a oggi

Res publica   26.03.26  

La birra ha origini incredibilmente antiche. Le prime testimonianze documentate della produzione della birra si trovano in quell'area che va dall'Antico Egitto alla Mesopotamia. La birra è presente nella Bibbia e più precisamente nel Deuteronomio in riferimento alla festa degli Azzimi e alla festività del Purim.
Tuttavia la produzione della birra non sarebbe frutto di un'unica invenzione esportata altrove, ma sarebbe nata in modo indipendente anche in altre regioni del mondo.
In questa lezione su TED-Ed, Addison Anderson ripercorre le radici della storia di questa bevanda, dalle proto birre sino alle birre prodotte con tecniche moderne che ancora oggi usiamo.

La storia della birra si intreccia con la storia dell'umanità. In ogni luogo, infatti, la ricetta e la composizione della birra si sarebbero adattate alle risorse locali: le persone usavano le materie prime presenti nel proprio ambiente. Un dettaglio che spiega bene come una bevanda possa diventare universale pur restando diversa nel suo sapore e nella sua composizione.
L’introduzione del luppolo, insieme a processi come pastorizzazione e refrigerazione, ha contribuito a migliorarne la conservazione, il gusto e la qualità complessiva, aprendo la strada anche alle varietà attuali.
Oggi, in questo percorso plurimillenario, esistono oltre 100 tipi di birre, dalle pilsner alle bock fino alle porter, le stout e le IPA: ciascuna varietà è il risultato di secoli di sperimentazione e trasformazione.

La birra è diventata più di una semplice bevanda, è un racconto di adattamento, invenzione e cultura condivisa, che affonda le sue radici nel tempo e che continua a innovarsi ancora oggi.

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Come visitare Parigi in skateboard secondo Andy Anderson

Res publica   12.03.26  

Lo skater professionista Andy Anderson ci guida in un emozionante tour attraverso la capitale francese, ma ciò che potrebbe sembrare un semplice video di skateboard si trasforma in un'ode visiva a Parigi.
La bravura di Anderson si manifesta in ogni trick, mentre esplora le strade più iconiche e i monumenti della città, ma ciò che rende il video davvero straordinario è la cinematografia di Brett Novak che offre una prospettiva nuova e affascinante di Parigi. Le architetture maestose e i panorami incantevoli ci avvolgono, trasmettendo un senso di meraviglia mentre il video scorre fluido. Anche la pioggia, che potrebbe facilmente rovinare l'atmosfera in altre circostanze, qui aggiunge un tocco di poesia, rendendo il paesaggio urbano ancora più affascinante.

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L'Unione Europea ai Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026

Res publica   22.02.26  
Bandiera olimpica dell'Unione Europea
Bandiera olimpica dell'Unione Europea

Ecco come sarebbe andata se l'Unione Europea avesse partecipato con una squadra unificata all'edizione casalinga dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026.
Le medaglie d'oro vinte raggiungono un nuovo massimo storico salendo a 54, 4 in più rispetto all'edizione di Pechino 2022. Nuovi massimi anche per quanto riguarda le medaglie d'argento e di bronzo.
Il totale medaglie supera il record ottenuto a Pechino 2022 di addirittura 25 podi.

Milano Cortina 2026 Medaglia d'oro Medaglia d'argento Medaglia di bronzo Tot.
Bandiera dell'Unione Europea Unione Europea* 54 56 54 164
Bandiera della Norvegia Norvegia 18 12 11 41
Bandiera degli Stati Uniti d'America Stati Uniti d'America 12 12 9 33
Bandiera della Svizzera Svizzera 6 9 8 23
Bandiera del Giappone Giappone 5 7 12 24

Com'è andata l'Europa da Albertville 1992 a Vancouver 2010, a Sochi 2014, a PyeongChang 2018 e a Pechino 2022.

In attesa dei Giochi Paralimpici invernali 2026, per chi se lo fosse perso, ecco come si è comportata l'Unione Europea ai Giochi Olimpici di Parigi 2024.

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I miti comuni da sfatare sui vichinghi

Res publica   09.02.26  

L'immagine archetipica del Vichingo è quella di un guerriero barbaro, con indosso un elmo con corna, che invade i villaggi europei, scrive misteriose rune e celebra le sue vittorie con banchetti sfrenati. Piccoli dettagli, come i calici ricavati da teschi nemici e funerali infuocati, contribuiscono a un racconto affascinante, ma distorto. La realtà storica è ben diversa: i vichinghi non erano solo guerrieri spietati, ma anche abili commercianti, navigatori e agricoltori.

Stephanie H. Smith, su TED-Ed, descrive come, nel corso dei secoli, i vichinghi siano stati erroneamente rappresentati attraverso una serie di miti affascinanti e tuttavia inaccurati.
Smith sottolinea come i vichinghi avevano una cultura ricca e stratificata, con una profonda spiritualità, tradizioni artigianali e una società complessa. Tutto questo aiuta a far riemergere la verità storica e a illustrare come le origini di tali miti possano derivare da cattive traduzioni e da convinzioni popolari distorte.

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Le medaglie dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026 tra movimento e minimalismo

Res publica   06.02.26  

Ogni medaglia olimpica è un'opera d'arte che va oltre il suo aspetto materiale, incarnando i valori olimpici e paralimpici, simbolo di inclusione ed etica sportiva.
L'arte visiva ha la straordinaria capacità di esprimere concetti complessi attraverso la semplicità delle forme. Le medaglie dei Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina 2026 rappresenta la fusione di due metà in un movimento perpetuo, catturando l'essenza dell'unione in un'astrazione grafica dinamica.

La medaglia è descritta come caratterizzata da un contrasto tra una texture granulare e una superficie specchiata, raffigurando l'unione di due parti e il flusso incessante del cambiamento. I pochi tratti essenziali utilizzati nel design evidenziano l'idea di movimento, suggerendo che l'unione non è un fine, ma un processo in evoluzione. Le linee pulite delle medaglie olimpiche e semplici esprimono questa dualità, simbolo potente di energia e dinamismo.

In attesa di emozionarci con la squadra azzurra e gli atleti europei, qui sul blog c'è il riepilogo di come si è comportata l'Europa ai Giochi Olimpici invernali, a partire da Albertville 1992.

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Sciare dovunque non ci sia la neve

Res publica   19.01.26  

Immaginare uno sciatore che scivola non solo sulla neve, ma su sabbia, terra, erba, cenere vulcanica e persino acqua, è affascinante.
In attesa dei XXV Giochi Olimpici di Milano Cortina, Candide Thovex ci ha dimostrato che il suo talento non conosce limiti geografici né climatici. Le sue evoluzioni lo vedono muoversi fluidamente in alcuni dei luoghi più scenografici del pianeta, trasformando ogni superficie in un palcoscenico per la sua arte.
La natura presenta sfide uniche e, quando le affrontiamo con spirito aperto, possiamo creare momenti straordinari.

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L'intera storia dell'umanità in un'ora

Res publica   02.01.26  

Immaginate di trovarvi su un treno, mentre guardate fuori dal finestrino e assistete alla lenta, ma affascinante evoluzione dei nostri antenati. Vedrete scene di caccia a grandi animali, racconti attorno ai fuochi e la diffusione delle prime comunità umane in tutto il mondo. È un viaggio visivo straordinario che vi permetterà di vivere l'intera storia dell'umanità in un'ora.
Questo promette Kurzgesagt. Ogni secondo di questo viaggio corrisponde a due generazioni pari a cinquant'anni. Un'opportunità per riflettere sulla nostra storia. Una storia lunga 200.000 anni, su un pianeta che ne ha 4,5 miliardi. Una storia ricca di esperienze, trasformazioni e meraviglie.

Dai primi umani in Africa agli strumenti antichi, dall'arte ai rituali, dalle catastrofi ai successi delle civiltà che hanno plasmato il nostro presente.
L'importanza di comprendere il passato per muoverci verso il futuro.

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