Come Tadej Pogacar ha vinto il suo quinto Tour de France
Il Tour de France 2026 ha consacrato Tadej Pogacar tra i più grandi campioni della storia del ciclismo. Con il suo quinto successo nella Grande Boucle, il terzo consecutivo, Pogi ha eguagliato il primato detenuto da leggende come Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain, dimostrando una superiorità atletica, tattica e mentale fuori dal comune.
L'edizione numero 113 del Tour ha preso il via da Barcellona con un'insolita cronosquadre inaugurale, vinta dalla Visma–Lease a Bike, che ha permesso a Jonas Vingegaard di indossare la prima maglia gialla. Le prime giornate sembravano sorridere alla formazione olandese, ma già alla terza tappa, da Granollers a Les Angles, Pogacar ha lanciato il primo segnale della sua forza imponendosi sul traguardo e conquistando la leadership della classifica generale.
Il vero punto di svolta, come racconta The Cycling Dane è però arrivato nella sesta tappa, da Pau a Gavarnie-Gèdre, con l'arrivo ai piedi dei Pirenei. Sul leggendario Col du Tourmalet Pogacar ha sferrato uno degli attacchi più memorabili della sua carriera, staccando tutti gli avversari a oltre quaranta chilometri dal traguardo e concludendo la frazione con una lunghissima cavalcata solitaria. Al termine della giornata aveva inflitto oltre due minuti e mezzo a Vingegaard e riconquistato la maglia gialla, dimostrando come la sua capacità di unire esplosività in salita e resistenza sulle lunghe distanze rappresenti oggi il riferimento assoluto del ciclismo mondiale.
Dopo aver amministrato il vantaggio nelle tappe dedicate ai velocisti, il campione della UAE Team Emirates-XRG è tornato protagonista nella decima frazione, da Aurillac a Le Lioran, disputata il 14 luglio, giorno della festa nazionale francese. Con un nuovo attacco sulle rampe del Col de Pertus ha lasciato sul posto i principali rivali, conquistando la terza vittoria di tappa della corsa e rafforzando ulteriormente il proprio primato.
Anche sulle Alpi Pogacar ha confermato la propria superiorità. La vittoria al Le Markstein, al termine di una durissima tappa alpina, e il sigillo sull'Alpe d'Huez hanno consolidato un vantaggio ormai difficilmente colmabile. Nel frattempo la situazione dei suoi avversari si complicava: Jonas Vingegaard, il grande rivale delle ultime stagioni, è stato costretto al ritiro dopo una caduta nella quindicesima tappa, mentre Remco Evenepoel ha cercato di limitare i danni, chiudendo infine secondo nella classifica generale.
La forza di Pogacar, tuttavia, non si è limitata alle prestazioni individuali. Il Tour 2026 ha mostrato anche la maturità di un corridore capace di correre per la squadra. Pogi ha spesso sacrificato occasioni personali per favorire il giovane compagno Isaac Del Toro aiutandolo, come un tutor, a conquistare uno storico terzo posto finale. È stata la dimostrazione di una leadership diversa rispetto agli anni precedenti: meno centrata esclusivamente sulla vittoria personale e più orientata alla costruzione del successo collettivo.
L'ultima settimana è stata una lunga gestione del vantaggio accumulato. La cronometro individuale, le difficili tappe alpine e la spettacolare conclusione hanno confermato la solidità dello sloveno, sempre lucido nei momenti decisivi. L'edizione 2026 si è chiusa con una tappa finale modificata a causa degli incendi che hanno interessato alcune aree della Francia, ma nulla ha cambiato l'esito della corsa. Pogacar si è impegnato sino all'ultimo metro nel Tour più veloce di sempre. Onorando la Maglia Gialla anche nella tappa parigina col suo percorso più simile a una classica che non alle tradizionali passerelle.
Il nuovo cannibale ha ancora fame.
