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I post con tag "Televisione" archivio

Quando la televisione arrivò in Bhutan alla fine del XX secolo

Res publica   26.10.26  

Per gran parte del Novecento il Bhutan rappresentò un'eccezione quasi assoluta nel panorama mondiale, mentre la televisione si diffondeva in ogni continente, il piccolo regno himalayano rimaneva l'unico paese a vietarne ufficialmente la trasmissione. La svolta arrivò nel 1999, quando il re Jigme Singye Wangchuck decise di revocare il divieto, aprendo il Paese ai canali televisivi e a internet. Il documentario di PBS Frontline, trasmesso nel 2002, racconta quel momento di transizione con uno sguardo raro. Osserva una società che, quasi all'improvviso, si trova esposta a un flusso globale di immagini, desideri e modelli culturali fino ad allora quasi sconosciuti.

La scelta del Bhutan non nacque da un entusiasmo verso la modernizzazione senza limiti. Per decenni il regno aveva perseguito una politica di apertura estremamente graduale, cercando di proteggere la propria identità culturale e religiosa. Il buddhismo vajrayana costituiva il fondamento della vita pubblica e privata, mentre l'isolamento geografico aveva contribuito a preservare tradizioni, lingua, architettura e costumi. Proprio per questo l'introduzione della televisione appariva come qualcosa di molto più profondo di una semplice innovazione tecnologica, significava permettere l'ingresso di un immaginario costruito altrove.

Il documentario mostra come gli effetti si manifestino quasi immediatamente. I bambini imitano i wrestler professionisti visti sullo schermo; i giovani iniziano a desiderare abiti firmati e prodotti internazionali; gli imprenditori intravedono nuove opportunità economiche; i monaci riflettono sui rischi della distrazione e dell'attaccamento ai desideri. Colpisce soprattutto il tono delle testimonianze, raramente prevale un entusiasmo ingenuo o un rifiuto totale. Molti intervistati sembrano percepire contemporaneamente il fascino della novità e il timore di perdere qualcosa di prezioso.
In questo senso, la televisione diventa un caso esemplare di quella che gli studiosi definiscono globalizzazione culturale. Le immagini non trasportano soltanto informazioni, introducono stili di vita, aspirazioni, modelli di consumo e idee su ciò che significa essere moderni. Un funzionario del governo osserva che il mezzo ha creato desideri per oggetti che molti bhutanesi non sapevano nemmeno esistessero. È un'osservazione che richiama le riflessioni del sociologo Arjun Appadurai sul ruolo dei media nella costruzione di nuovi immaginari globali. Prima ancora di cambiare i comportamenti, le immagini modificano l'orizzonte di ciò che le persone possono immaginare di desiderare.

Il caso del Bhutan è particolarmente interessante perché il Paese aveva già elaborato un'idea alternativa di sviluppo. Negli anni Settanta il re Jigme Singye Wangchuck introdusse il concetto di Felicità Interna Lorda (Gross National Happiness), proponendo che il benessere di una nazione non fosse misurato esclusivamente attraverso il prodotto interno lordo, ma anche considerando cultura, ambiente, buon governo e qualità della vita. La decisione di autorizzare televisione e internet, dunque, non rappresentava un abbandono di questa filosofia, bensì il tentativo di conciliarla con una modernizzazione ritenuta ormai inevitabile.
La realtà si rivelò più complessa. Studi successivi hanno mostrato che l'arrivo della televisione modificò rapidamente abitudini quotidiane, consumo del tempo libero e aspettative dei giovani. Alcune ricerche hanno rilevato cambiamenti negli ideali estetici, nella percezione dei ruoli sociali e nella diffusione della cultura dei consumi. Al tempo stesso, il Bhutan non cessò di investire nella tutela della propria identità, continuò a promuovere l'uso dell'abito tradizionale in molte occasioni pubbliche, a proteggere l'architettura storica e a mantenere il buddhismo come elemento centrale della vita nazionale.

Guardando quelle immagini oggi, è difficile non riconoscere una domanda che riguarda tutti; quando una tecnologia amplia le nostre possibilità e quando, invece, comincia a ridefinire ciò che desideriamo?
L'esperienza del Bhutan suggerisce che non esista una risposta semplice. La modernizzazione non coincide necessariamente con la perdita della cultura, ma ogni nuova tecnologia modifica gli equilibri tra tradizione, identità e immaginazione collettiva. Il piccolo regno himalayano scelse di aprire la porta al mondo; il documentario ci ricorda che, una volta aperta, non entrano soltanto nuove informazioni, ma anche nuovi modi di vedere noi stessi.

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Quando la televisione imparò a trasmettere a colori

Geek   09.09.26  

Oggi la televisione a colori ci sembra talmente naturale da essere quasi invisibile. Eppure aggiungere il colore fu un problema tecnologico straordinariamente complesso. La storia comincia molto prima di quanto si potrebbe immaginare, quando la televisione era ancora un esperimento fatto di dischi rotanti, lampade e segnali elettrici.
Nel 1925 John Logie Baird realizzò una delle prime dimostrazioni pubbliche di televisione meccanica. Il suo sistema utilizzava un disco perforato rotante, attraverso il quale la luce raggiungeva una cellula fotoelettrica, l'immagine veniva trasformata in un segnale e trasmessa via cavo o via radio. Era una televisione rudimentale e in bianco e nero, ma conteneva già, in embrione, l'idea della televisione a colori.
La soluzione immaginata da Baird era sorprendentemente intuitiva: utilizzare tre serie di aperture associate ai colori fondamentali rosso, verde e blu, trasmettendo le immagini in rapida successione. L'occhio umano avrebbe ricomposto quei fotogrammi in un'unica immagine colorata. Baird riuscì a dimostrare un sistema televisivo a colori già nel 1928, anticipando di decenni la diffusione commerciale della tecnologia. Il problema era però la qualità, la televisione meccanica aveva limiti troppo grandi per produrre immagini realmente nitide e fluide.

Il futuro apparteneva al tubo a raggi catodici (CRT). La televisione elettronica sostituì progressivamente dischi e ingranaggi con fasci di elettroni capaci di esplorare un'immagine e ricostruirla sullo schermo. Il lavoro di inventori e ricercatori come Kenjiro Takayanagi e Vladimir Zworykin fu fondamentale per arrivare a questo paradigma. L'iconoscopio di Zworykin, sviluppato in America negli anni Trenta, rappresentò una tappa decisiva nella nascita della videocamera elettronica. Ma il colore richiedeva un ulteriore salto concettuale.

La RCA sviluppò un sistema nel quale la luce veniva separata attraverso prismi nelle componenti rossa, verde e blu, generando tre segnali distinti. Nel televisore, tre fasci elettronici dovevano poi colpire correttamente i fosfori dello schermo per ricostruire l'immagine cromatica. C'era però un ostacolo gigantesco, negli Stati Uniti esistevano già milioni di televisori in bianco e nero. Un nuovo sistema che li avesse resi immediatamente inutilizzabili avrebbe avuto poche possibilità di successo.
La soluzione fu quindi anche un capolavoro di compatibilità tecnologica, il segnale a colori doveva poter essere trasmesso all'interno di un segnale televisivo che i vecchi apparecchi potessero comunque interpretare come un'immagine monocromatica dividendo il segnale video in luminanza e crominanza e permettendo agli apparecchi monocromatici di riprodurre l'immagine in scala di grigi. I nuovi televisori a colori avrebbero invece estratto le informazioni cromatiche aggiuntive.

Come racconta Primal Space, la televisione a colori non conquistò immediatamente il pubblico, anche per il costo elevato dei primi apparecchi e la scarsità di programmi trasmessi a colori. Ma alcune immagini contribuirono potentemente a trasformarla in un desiderio collettivo. Quando Il mago di Oz arrivò sugli schermi televisivi americani a colori nel 1956, il passaggio dal Kansas in bianco e nero al fantastico mondo di Oz acquistò una forza simbolica particolare, il colore non era più soltanto un'innovazione tecnica, ma un nuovo modo di raccontare e percepire le immagini.
Da quel momento il colore sarebbe diventato parte integrante della grammatica audiovisiva. Moda, pubblicità, cinema, sport e informazione avrebbero imparato a sfruttarlo come elemento narrativo. Quello che oggi appare come una semplice proprietà dell'immagine televisiva nacque, in realtà, dall'incontro fra ottica, elettronica, fisiologia della visione e ingegneria dei segnali, un lungo percorso nel quale l'umanità non si limitò a inventare una televisione capace di mostrare i colori, ma insegnò a una macchina a vedere il mondo come lo vediamo noi.

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MTV, come tutto è iniziato

Multimedia   03.08.21  

Le prime due ore della trasmissione inaugurale di MTV, andata in onda allo scoccare della mezzanotte sulla costa orientale degli Stati Uniti il 1° agosto 1981.
Max Speedster ha condiviso questo imperdibile pezzo della storia della televisione che di sicuro emozionerà più di una generazione.

Ladies and gentlemen, rock and roll.

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La TV di Ikea

Geek   16.05.12  

Ikea ha presentato la sua soluzione per integrare TV, impianto audio e mobili del soggiorno.
Si chiama Uppleva e promette di armonizzare il design dei device multimediali con lo stile d'arredo e con le esigenze di funzionalità.

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La televisione ripensata da Apple

Geek   19.12.11  

Il Wall Street Journal sui piani di Apple per rivoluzionare contenuti e mercato televisivo.

Apple is also working on its own television that relies on wireless streaming technology to access shows, movies and other content, according to people briefed on the project.

In the recent meetings with media companies, the Apple executives, including Senior Vice President Eddy Cue, have outlined new ways Apple's technology could recognize users across phones, tablets and TVs, people familiar with the talks said.

In at least one meeting, Apple described future television technology that would respond to users' voices and movements, one of the people said. Such technology, which Apple indicated may take longer than some of its other ideas, might allow users to use their voices to search for a show or change channels.

Apple is still saying little about what specific software and devices it is working on. The people familiar with the meetings said the Cupertino, Calif., company was "vague" and that Apple hasn't made proposals to license shows for any new product offering.

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Una tv di Apple, non una Apple Tv

Geek   22.10.11  

L'ultimo sogno di Jobs sarebbe stato rivoluzionare il piccolo schermo, creando quella convergenza completa tra tv, internet e device avanzata da tempo, ma sempre disattesa.

I'd like to create an integrated television set that is completely easy to use. It would be seamlessly synced with all of your devices and with iCloud. It will have the simplest user interface you could imagine. I finally cracked it.

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