Tolkien, l'etica del potere e l'enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV
Nella sua prima enciclica Magnifica Humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nell'epoca dell'intelligenza artificiale, Papa Leone XIV richiama anche l'opera di J. R. R. Tolkien e il significato morale del potere ne Il Signore degli Anelli. Non si tratta di una citazione ornamentale o semplicemente culturale, il riferimento alla Terra di Mezzo diventa uno strumento simbolico per riflettere sulle grandi questioni etiche poste dalle tecnologie contemporanee.
Nel mondo immaginato da Tolkien, il desiderio del potere assoluto possiede una caratteristica fondamentale, promette ordine, forza ed efficacia, ma tende inevitabilmente a corrompere chiunque desideri usarlo per dominare gli altri. L'Unico Anello viene forgiato con il desiderio di dominio. Nessuno è completamente immune alla sua attrazione. Persino i personaggi più saggi e virtuosi comprendono che il rischio maggiore non risiede soltanto nella malvagità esplicita, ma nella convinzione di poter esercitare un potere smisurato a fin di bene.
Applicato al tema dell'intelligenza artificiale, questo parallelismo assume un significato estremamente attuale. Le nuove tecnologie promettono infatti capacità straordinarie: automazione, elaborazione di dati su scala globale, medicina predittiva, assistenza cognitiva, controllo dei sistemi complessi. Tuttavia, come suggerisce implicitamente il richiamo a Tolkien, ogni strumento che concentra enormemente il potere decisionale porta con sé anche il rischio della disumanizzazione, del controllo e della perdita di responsabilità morale.
L'enciclica proporre una riflessione che va oltre il semplice dibattito tecnico. Il problema non è soltanto cosa l'intelligenza artificiale possa fare, ma quale idea di essere umano venga incorporata in questa tecnologia. Tolkien aveva intuito che il desiderio di dominio nasce spesso dalla paura dell'incertezza e dalla volontà di eliminare fragilità e conflitto. Allo stesso modo, una società che delega sempre più decisioni agli algoritmi rischia di trasformare efficienza e prevedibilità nei valori supremi, sacrificando libertà, complessità e dignità personale.
Nel legendarium tolkieniano, la vera forza non appartiene ai grandi guerrieri o ai sovrani, ma ai personaggi capaci di rinunciare al potere. Figure come Gandalf, Aragorn e Galadriel comprendono che esiste un limite morale oltre il quale il potere diventa distruttivo anche quando nasce da intenzioni apparentemente nobili. Questa idea entra profondamente in dialogo con molte riflessioni contemporanee sull'etica tecnologica.
Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare.
La citazione delle parole di Gandalf ricorda la costante tentazione di subordinare la persona al controllo, all'efficienza e alla volontà di potenza.
Il dialogo tra spiritualità, etica e immaginario appare particolarmente significativo nell'epoca dell'intelligenza artificiale. Le tecnologie digitali non sono strumenti neutri. Modellano relazioni sociali, linguaggio, economia e persino la percezione dell'identità umana. Richiamare Tolkien significa allora ricordare che il progresso tecnico richiede sempre una vigilanza morale proporzionata alla sua potenza.

