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I post con tag "Caffe" archivio

Bialetti Moka Express la piccola macchina per il caffè che ha cambiato il rito dell'espresso

Geek   15.10.26  

La storia della Moka Express Bialetti è un esempio emblematico di come un oggetto quotidiano possa trasformarsi in un simbolo culturale, industriale e persino affettivo. Nata dall'incontro tra progettazione tecnica e vita domestica, la Moka Express ha contribuito a definire il rituale del caffè nelle case italiane, diventando nel tempo un'icona del design riconosciuta in tutto il mondo. La sua vicenda, però, non riguarda soltanto una caffettiera: racconta anche l'evoluzione dell'industria italiana, l'importanza della comunicazione pubblicitaria e la capacità di un prodotto di sopravvivere ai cambiamenti del mercato.

Nel 1919 Alfonso Bialetti aprì a Crusinallo, frazione di Omegna, un'officina specializzata nella lavorazione dell'alluminio. Non era ancora un produttore di caffettiere, realizzava semilavorati e oggetti metallici per la casa. Fu nel 1933 che presentò la Moka Express, un apparecchio destinato a diventare uno degli oggetti più riconoscibili del design italiano. La sua invenzione si colloca in un periodo in cui preparare a casa un caffè intenso, simile a quello del bar, rappresentava un'alternativa economica e pratica alle macchine professionali, ingombranti e costose.

La moka viene spesso collegata a un episodio domestico, Bialetti avrebbe tratto ispirazione dalla lisciveuse, un dispositivo utilizzato per lavare i panni, nel quale l'acqua riscaldata veniva spinta attraverso un tubo. L'aneddoto è diventato parte della storia del prodotto, anche se è prudente considerarlo una tradizione biografica più che una ricostruzione certa di ogni passaggio inventivo. Il principio tecnico, invece, è chiaro. Nella caldaia inferiore l'acqua riscaldata genera pressione, che la spinge attraverso il caffè macinato contenuto nel filtro; la bevanda viene quindi raccolta nella camera superiore.

La semplicità della struttura è uno dei segreti del successo, come racconta James Hoffmann. La moka è composta essenzialmente da tre parti: una caldaia inferiore, un imbuto-filtro e un raccoglitore superiore. L'alluminio, leggero e buon conduttore di calore, permette di riscaldare rapidamente l'acqua; la forma ottagonale conferisce all'oggetto un'identità immediatamente riconoscibile. La Moka Express non fu la prima macchina per caffè a utilizzare il calore e la pressione, ma rese il procedimento accessibile alla cucina domestica attraverso un apparecchio compatto, relativamente economico e facile da usare.
La svolta commerciale arrivò soprattutto nel secondo dopoguerra. Renato Bialetti, figlio di Alfonso, contribuì a trasformare la produzione familiare in un'attività industriale e a portare il prodotto sui mercati internazionali. La comunicazione pubblicitaria ebbe un ruolo fondamentale. Il disegnatore Paul Campani creò l'omino coi baffi, una caricatura legata alla figura di Renato, che divenne il volto del marchio. Gli spot animati trasmessi durante Carosello negli anni Cinquanta e Sessanta contribuirono a trasformare una caffettiera in un personaggio familiare, riconoscibile anche da chi non conosceva la storia dell'azienda.

La moka divenne così molto più di un utensile. Nelle case italiane accompagnava la colazione, le pause e le conversazioni; per gli emigrati poteva rappresentare un legame concreto con le abitudini e i sapori del paese d'origine. La sua presenza in cucina è anche una testimonianza del ruolo che gli oggetti industriali possono assumere nella memoria collettiva, la forma non cambia molto, ma ogni famiglia vi associa gesti, odori e ricordi differenti.
La consacrazione culturale è arrivata anche dal mondo del design. Il Museum of Modern Art di New York include la Moka Express nella propria collezione, riconoscendone il valore come oggetto progettato per unire funzione, semplicità e identità formale. La sua fortuna dimostra che un prodotto non deve necessariamente essere complesso per diventare un'icona, può raggiungere questo risultato proprio grazie alla chiarezza del principio tecnico e alla coerenza del disegno.

Anche il rituale di preparazione ha le sue regole. Bialetti raccomanda di riempire la caldaia fino a poco sotto la valvola di sicurezza, distribuire il caffè nell'imbuto senza pressarlo e utilizzare un fuoco moderato. Quando il caffè ha terminato di salire, è opportuno togliere subito la moka dal calore, evitando che continui a bollire e sviluppi sapori bruciati. Alcuni appassionati preferiscono partire da acqua già calda nella caldaia, così da ridurre il tempo durante il quale il caffè rimane esposto al riscaldamento; è una tecnica diffusa, ma non l'unica possibile. La moka, inoltre, non produce un espresso in senso stretto: la pressione è molto inferiore a quella delle macchine professionali, e il risultato ha caratteristiche proprie, a metà strada tra intensità e semplicità di una preparazione domestica.

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Raktajino il caffè Klingon

Multimedia   14.03.24  

Assumere il caffè Klingon, conosciuto come raktajino, è diventato un'abitudine quotidiana per il personale della Flotta Stellare durante gli episodi delle serie di Star Trek: Deep Space Nine e Star Trek: Voyager.
John DiMarco ha realizzato un montaggio che mostra vari personaggi gustare o parlare del raktajino nel corso di diverse stagioni.

La cultura Klingon è una parte affascinante dell'universo di Star Trek. Una razza guerriera, con una forte etica dell'onore e una propensione per il combattimento e la morte in battaglia. Ma nonostante la loro reputazione di barbari, i Klingon dimostrano anche di apprezzare i piccoli gesti quotidiani come sorseggiare una tazza di caffè.
Il raktajino è diventato un simbolo di questo connubio tra la cultura Klingon e gli equipaggi federali. Una bevanda audace e stimolante, che corrisponde alla personalità energica degli stessi Klingon.

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Breve storia del caffè

Wow   07.03.24  

In questo essay di Ted-Ed, scritto da Jonathan Morris e animato da Harry Tennant, Addison Anderson ripercorre la storia del caffè a partire dalla fortuita scoperta degli effetti della caffeina per merito di alcune capre e del loro pastore Kaldi.

La nuova bevanda si diffuse molto rapidamente e divenne sempre più popolare quando venne esportata in Europa e nell'Asia, per poi raggiungere il Sud America e i Caraibi.
La storia del caffè contiene molti episodi oscuri legati al colonialismo e allo sfruttamento dei popoli indigeni. Negli ultimi decenni, i lavoratori del caffè in tutto il mondo hanno continuato a subire condizioni disumane e salari insufficienti. Ciò ha motivato gli sforzi di certificazione per la produzione di miscele di caffè che rispettassero gli standard etici, compresi il salario minimo e l'agricoltura sostenibile.
Anche il cambiamento climatico è motivo di grande preoccupazione per il futuro del caffè poiché le coltivazioni più estese si trovano in paesi vicini all'Equatore, un'area maggiormente soggetta agli effetti dannosi del global warming. Per questo motivo gli scienziati stanno studiando delle piante ibride di caffè più resilienti a possibili sconvolgimenti climatici.

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Un caffè a spasso per New York

Res publica   30.04.10   di Theo
New York

Leslie Buck, ex dirigente in una cartiera, è morto lunedi nella sua casa a Long Island, a Glen Cove, per complicazioni dovute al morbo di Parkinson. Aveva 87 anni.

Leslie Buck è stato l'inventore dei bicchieri di cartone per i caffè da sporto Anthora.
Il recipiente forse più conosciuto e famoso di New York. Anzi togliete pure il forse.
Dal 1960 almeno una volta tutti i newyorkesi hanno tenuto nella mano quella tazza di cartone blu e bianca dal design greco, con all'interno il loro caffè sigillato da un coperchio di plastica.

E' stata un vero totem della cultura pop, tanto da finire nei musei e tra i gadget turistici, dalla t-shirt alle calamite per il frigo.

Il nome Anthora, deriva da "anfora", fu disegnata per la Sherri Cup Company di Kensington.
Con lo sfondo blu, la greca bianca, le tre tazze di caffè dorate e fumanti e il suo motto, "We are happy to serve you" - "Siamo felici di servirvi" - si impose come un'icona del ventesimo secolo.

Oggi Anthora non si vede più come un tempo, nel 1994 furono prodotte oltre 500.000 di bicchieri, sopraffatta dagli imitatori, ma è ancora possibile trovarla nelle mense, nei negozi di gastronomia e dagli ambulanti sparsi in città.

Leslie Buck, al secolo Laszlo, era nato il 20 settembre 1922, da una famiglia ebrea a Chust, in Cecoslovacchia - e oggi in Ucraina -, i suoi genitori furono uccisi dai nazisti durante la seconda guerra mondiale e Laszlo stesso sopravvisse miracolosamente ad Auschwitz e Buchenwald.
Dopo la guerra si trasferì a New York, dove americanizzò il suo nome e mise i piedi, assieme al fratello Eugene una società di import-export. Alla fine del 1950 i fratelli aprirono la Premier Cup, producendo bicchieri di cartone a Mount Vernon.

Leslie Buck si impiegò alla Sherri Cup negli anni '60, originariamente come direttore delle vendite e più tardi divenne il suo direttore del marketing.

La compagnia mirava ad entrare nel mercato dei bicchieri di cartone per le bibite calde di New York e poiché molte delle mense della città erano di proprietà di greci al signor Buck venne l'idea di creare una tazza con i colori della bandiera greca e dal design classicheggiante.

Quando terrete in mano il vostro prossimo caffè mentre passeggiate lungo la strade della vostra città, ricordatevi di Leslie. Ancora una volta sarà felice di servirvi.

Theo mood: :(((

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