Il cavo telegrafico sottomarino che ha cambiato il mondo e il modo di comunicare
Oggi la parola wireless evoca qualcosa di quasi immateriale. Smartphone, wifi, bluetooth e reti cellulari sembrano aver liberato la comunicazione dai fili, trasformando l'aria stessa in un mezzo attraverso il quale viaggiano dati, immagini e conversazioni. Eppure questa impressione è in parte ingannevole. Dietro la nostra esperienza quotidiana di un mondo senza fili e comunicazioni via satellite esiste una gigantesca infrastruttura materiale fatta di cavi che attraversano gli oceani.
Più di 500 sistemi attivi o pianificati formano una rete che si estende per oltre un milione di chilometri.
Prima di poter inviare fotografie, video o messaggi istantanei, l'umanità dovette però imparare a trasformare l'informazione in segnali elettrici.
Uno dei precedenti più curiosi risale al 1746, quando il fisico francese Jean-Antoine Nollet realizzò un esperimento spettacolare, fece passare una scarica elettrica attraverso una catena di circa duecento monaci collegati in serie. Non era ancora un sistema di comunicazione, ma dimostrava concretamente la rapidità con cui l'elettricità poteva propagarsi lungo un conduttore.
Un'altra tappa fondamentale arrivò nel 1792 con il telegrafo ottico di Claude Chappe. Una rete di torri dotate di bracci mobili permetteva di trasmettere messaggi a distanza, un operatore osservava con un cannocchiale la configurazione della torre precedente e la riproduceva sulla propria, creando una catena di segnali.
La svolta elettrica divenne possibile anche grazie alla pila di Alessandro Volta, presentata nel 1800. Il problema successivo era però quello fondamentale: come trasformare impulsi elettrici in un linguaggio comprensibile?
Negli anni Trenta dell'Ottocento Samuel Morse sviluppò un sistema nel quale le lettere venivano rappresentate attraverso combinazioni di segnali brevi e lunghi. Il telegrafo e il codice Morse contribuirono alla nascita di una nuova idea, l'informazione poteva essere separata dal suo supporto fisico e trasformata in un segnale capace di viaggiare rapidamente a grande distanza.
Nel giro di pochi anni le linee telegrafiche cominciarono a moltiplicarsi negli Stati Uniti e in Europa. La comunicazione, che per millenni aveva viaggiato alla velocità di uomini, animali e navi, cominciava ad avvicinarsi alla velocità dell'elettricità.
Il passo successivo sembrava inevitabile se era possibile collegare città distanti centinaia di chilometri, perché non collegare direttamente Europa e America?
Il problema era enorme, come ricorda Primal Space. Un cavo sottomarino doveva sopportare la pressione dell'acqua, resistere all'ambiente marino e mantenere l'isolamento elettrico. La soluzione tecnica richiese materiali e competenze allora all'avanguardia.
L'imprenditore americano Cyrus West Field fu una delle figure centrali del progetto. Dopo anni di tentativi, nel 1858 una spedizione riuscì finalmente a stabilire un collegamento telegrafico attraverso l'Atlantico. Le navi USS Niagara e HMS Agamemnon trasportarono il cavo e lo posarono fra l'Irlanda e Terranova.
Per la prima volta nella storia l'Europa e il Nord America erano collegati da una linea telegrafica diretta.
Il cavo del 1858 funzionò soltanto per alcune settimane. Gli operatori tentarono di aumentare la tensione del segnale per accelerare la trasmissione, sottoponendo l'isolamento a condizioni che contribuirono al deterioramento del cavo. La comunicazione cessò definitivamente il 20 ottobre 1858, dopo 732 messaggi.
Nel 1866, finalmente, un nuovo cavo raggiunse con successo l'America. Da quel momento il collegamento transatlantico divenne operativo e relativamente stabile. La velocità della linea era così buona da ispirare lo slogan "Da due settimane a due minuti". Il mondo aveva acquisito qualcosa di radicalmente nuovo, la possibilità di comunicare quasi istantaneamente fra continenti.


