Dalla temperatura di Planck allo zero assoluto le temperature estreme dell'universo
La temperatura sembra una delle grandezze più familiari della nostra esperienza quotidiana, ma osservata su scala cosmica diventa qualcosa di vertiginoso. La temperatura è una misura macroscopica dell'energia cinetica media associata al movimento microscopico degli atomi e delle molecole, ma il suo legame con la meccanica quantistica diventa fondamentale quando si scende a livello subatomico o si analizzano i limiti della materia.
All'estremo inferiore troviamo lo zero assoluto, pari a 0 kelvin, pari a -273,15 °C. Non è semplicemente la temperatura più bassa che abbiamo mai misurato, rappresenta il limite inferiore della scala termodinamica. Secondo la termodinamica infatti non è possibile raggiungerlo mediante un processo fisico finito; è però possibile avvicinarsi incredibilmente. Nei laboratori gli atomi possono essere raffreddati fino a pochi microkelvin sopra lo zero assoluto, utilizzando tecniche come il raffreddamento laser e le trappole magneto-ottiche. A temperature così basse emergono comportamenti quantistici normalmente invisibili su scala macroscopica.
Come sottolinea Andreas Schellenberg, di Space Explainer, il paradosso è che lo spazio interstellare non è il luogo più freddo che possiamo immaginare. E non lo sono neppure le nostre ex. La radiazione cosmica di fondo a microonde, residuo dell'universo primordiale, possiede oggi una temperatura di circa 2,725 K, corrispondente a circa -270,4 °C. È una sorta di debolissimo bagliore fossile che permea tutto l'universo osservabile. Le misure del satellite COBE (Cosmic Background Explorer) hanno mostrato che il suo spettro è quello quasi perfetto di un corpo nero, fornendo una delle fondamentali conferme sperimentali del modello del Big Bang caldo.
Salendo nella scala troviamo temperature più familiari. La fotosfera del Sole raggiunge circa 5.500 °C, mentre nel suo nucleo la temperatura arriva a circa 15 milioni di gradi. Qui pressione e densità sono sufficienti a permettere la fusione nucleare, nuclei di idrogeno vengono progressivamente trasformati in elio, liberando l'energia che alimenta la stella. Curiosamente, però, il nucleo non rappresenta l'unico ambiente estremamente caldo del Sole, la corona, l'atmosfera più esterna, può raggiungere temperature di milioni di gradi, molto superiori a quelle della fotosfera. Il meccanismo responsabile del riscaldamento coronale rimane uno dei problemi interessanti della fisica solare.
Le temperature aumentano ancora quando osserviamo gli eventi astrofisici più violenti. Supernove, collisioni di stelle di neutroni e altri fenomeni ad alta energia producono plasmi nei quali la temperatura può raggiungere miliardi di kelvin. In queste condizioni la materia non assomiglia più a quella che conosciamo sulla Terra, le particelle possiedono energie tali da permettere reazioni nucleari e processi di fisica delle particelle normalmente impossibili nell'ambiente quotidiano.
Qui emerge un fatto sorprendente, un laboratorio può ricreare, almeno per brevi istanti e in volumi minuscoli, condizioni che ricordano quelle dell'universo primordiale. Negli acceleratori di particelle, collisioni ad altissima energia possono produrre plasma di quark e gluoni, uno stato della materia che esisteva nell'universo nelle primissime fasi della sua evoluzione. Il cosmo, durante la sua espansione, si raffreddò progressivamente: a temperature dell'ordine di 1012 K avvennero importanti transizioni nella materia primordiale, mentre a energie ancora maggiori la fisica diventa progressivamente meno conosciuta.
All'estremo superiore compare infine la temperatura di Planck, circa 1,4 x 1032 K. Non è corretto considerarla semplicemente come la temperatura più alta che sappiamo raggiungere, è piuttosto una scala teorica fondamentale. È ricavata combinando l'unità naturale di massa ovvero la massa di Planck, la velocità della luce nel vuoto, la costante di Planck ridotta la costante di gravitazione universale e la costante di Boltzmann. A questa energia la gravità dovrebbe diventare importante quanto gli altri effetti quantistici e le nostre attuali teorie, che trattano separatamente relatività generale e meccanica quantistica, non sono più sufficienti per descrivere compiutamente la situazione.
È quindi più corretto parlare della temperatura di Planck come di una frontiera della fisica conosciuta, piuttosto che di un muro oltre il quale sappiamo con certezza che nulla può esistere. Per descrivere cosa accadrebbe realmente a quelle energie sarebbe necessaria una teoria coerente della gravità quantistica. Quando si raggiunge questa scala, persino concetti apparentemente fondamentali come spazio, tempo e particella potrebbero richiedere una descrizione completamente diversa.
Il viaggio dalle frazioni infinitesimali sopra lo zero assoluto fino a 1032 K rivela così una curiosa simmetria. Da un lato, raffreddare la materia fino quasi a fermarne l'energia termica porta alla scoperta dei fenomeni quantistici; dall'altro, riscaldarla fino alle energie primordiali conduce verso il punto in cui la gravità stessa deve essere quantizzata. Ai due estremi della scala, la fisica quotidiana cede il passo a qualcosa di profondamente diverso.

