tizianocavigliablog

I post con tag "Evoluzione" archivio

Abbiamo salvato le zucche dall'estinzione migliaia di anni fa

Geek   31.10.26  

Dietro la zucca, uno degli ortaggi più riconoscibili dell'autunno e protagonista di feste come Halloween, si nasconde una storia evolutiva sorprendente. La sua origine è legata a un mondo popolato da grandi mammiferi ormai scomparsi, mammut, mastodonti, bradipi giganti e altri rappresentanti della cosiddetta megafauna del Pleistocene. Questi animali contribuivano alla dispersione dei semi di numerose piante, comprese alcune antiche specie di zucche selvatiche. Quando i grandi erbivori si estinsero, alcune di queste piante si trovarono di fronte a un problema, i loro principali disseminatori non esistevano più.
Il fenomeno è un esempio di quello che gli ecologi chiamano anacronismo ecologico, una caratteristica di una specie che sembra avere senso in relazione a un ambiente e a organismi che non sono più presenti. Nel caso delle zucche selvatiche del genere Cucurbita, frutti grandi, dalla buccia resistente e dal sapore estremamente amaro erano probabilmente adattati a essere consumati da animali di grandi dimensioni. La polpa conteneva cucurbitacine, sostanze amare che possono risultare tossiche per molti mammiferi. Gli animali di dimensioni maggiori, tuttavia, potevano ingerire i frutti e disperderne i semi attraverso le feci, depositandoli in luoghi favorevoli alla germinazione.

La scomparsa della megafauna americana, avvenuta soprattutto alla fine del Pleistocene, tra circa 13.000 e 10.000 anni fa, mise in crisi questa relazione ecologica. Mastodonti, mammut e grandi bradipi terrestri scomparvero dal continente americano, privando le zucche selvatiche di importanti potenziali dispersori. Non si trattò però di un'estinzione inevitabile: alcune popolazioni di Cucurbita riuscirono a sopravvivere, anche grazie a una nuova relazione con una specie animale destinata a cambiare profondamente la storia del pianeta, l'Homo sapiens.

I primi esseri umani non erano necessariamente attratti da quei frutti selvatici, spesso troppo amari per essere mangiati. Ma le zucche offrivano altre risorse. I frutti potevano essere utilizzati come contenitori, recipienti o materiali da lavorare; i semi, inoltre, erano commestibili e rappresentavano una fonte di nutrienti. Con il tempo, le comunità umane iniziarono a raccogliere e coltivare alcune specie, selezionando inconsapevolmente o deliberatamente le piante con caratteristiche più utili.

La domesticazione modificò gradualmente il rapporto tra esseri umani e Cucurbita. Attraverso la selezione delle varietà meno amare, con frutti più grandi, polpa più gradevole e forme diverse, le popolazioni umane trasformarono piante selvatiche poco appetibili in una famiglia di colture di grande importanza alimentare. Le zucche, insieme a zucchine e altre cucurbitacee, divennero parte delle economie agricole di diverse società delle Americhe.
La vicenda è particolarmente interessante, come racconta PBS Eons, perché mostra come l'evoluzione non sia un processo diretto verso un obiettivo prestabilito. Una pianta che aveva sviluppato caratteristiche adatte a interagire con grandi mammiferi estinti non scomparve semplicemente quando quegli animali vennero meno. Trovò, attraverso una relazione nuova e del tutto diversa, una possibilità di sopravvivenza. Gli esseri umani, a loro volta, non si limitarono a raccogliere i frutti: modificarono profondamente la pianta, favorendo la comparsa delle varietà che conosciamo oggi.
La zucca moderna è dunque il risultato di una lunga storia di adattamenti, estinzioni e scelte umane. Il suo aspetto familiare nasconde una vicenda che collega le foreste americane del Pleistocene ai campi coltivati delle prime società agricole, fino ai mercati e alle tavole contemporanee. Quello che oggi intagliamo per Halloween o trasformiamo in zuppe e dolci è, in un certo senso, l'eredità di un'antica alleanza, una pianta sopravvissuta alla scomparsa dei suoi grandi alleati animali grazie all'incontro con una specie capace di cambiarne il destino.

LEGGI ALTRO...

L'evoluzione degli umani in atleti

Res publica   23.07.21  

In occasione dell'apertura dei Giochi della XXXII Olimpiade, l'archeologa Anna Goldfield racconta come l'evoluzione della nostra specie abbia sviluppato le abilità umane per renderci atleti sempre più forti, veloci e perfetti.

Mentre la metà inferiore del nostro corpo si è evoluta molto lontano dal nostro primigenio stile di vita arboreo, la nostra parte superiore del corpo conserva ancora i tratti che abbiamo ereditato dagli abitanti degli alberi. Il nostro giunto gleno-omerale, l'articolazione presente della spalla, ci consente di oscillare le braccia in una rotazione completa. Questo è un tipo di mobilità che ci differenzia notevolmente dagli altri animali quadrupedi che non vivono sugli alberi: le gambe anteriori di un cane o di un gatto, ad esempio, oscillano principalmente avanti e indietro e non possono eseguire una tipica bracciata del nuoto a farfalla. Noi, invece, possiamo.

La nostra articolazione della spalla ci consente anche di lanciare oggetti a grande distanza. La capacità di lanciare accuratamente e con forza sembra aver avuto origine almeno 2 milioni di anni fa, con i nostri antenati homo erectus. Recenti ricerche hanno anche dimostrato che i Neanderthals potrebbero aver avuto la capacità di gettare lance per cacciare a distanza. Dati i pochi manufatti ritrovati di lance di Neanderthal, per molto tempo si è pensato che questi utensili venissero impiegati solo per uccidere la preda a distanza ravvicinata, questo perché le simulazioni compiute dai ricercatori con repliche di lance non riuscivano a coprire grandi distanze.

Tuttavia di recente i ricercatori hanno testato questo tipo di lance affidandole alle mani esperte dei lanciatori di giavellotto restando increduli nel constatare che le armi potevano volare con precisione molto più velocemente e e molto più lontano di quanto previsto, sino a superare i 20 metri di distanza.

LEGGI ALTRO...