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Robby il Robot de Il Pianeta Proibito e il rapporto tra l'intelligenza artificiale e gli esseri umani

Multimedia   17.08.26  

Nel 1956 la fantascienza cinematografica compì un salto decisivo con Il Pianeta Proibito, diretto da Fred M. Wilcox e prodotto dalla MGM. Ispirato liberamente a La tempesta di Shakespeare, il film portava sullo schermo un futuro tecnologico nel quale astronavi, pianeti lontani e civiltà aliene non erano semplici decorazioni spettacolari, ma strumenti per interrogarsi sulla natura dell'uomo. In questo scenario comparve Robby il Robot, destinato a diventare una delle icone più riconoscibili della fantascienza.
Robby era, sotto molti aspetti, una creatura sorprendentemente moderna. Non era il classico automa minaccioso che incarnava la paura della macchina. Era intelligente, efficiente, spiritoso e soprattutto al completo servizio degli esseri umani. Poteva sintetizzare materiali, eseguire ordini complessi e interagire con le persone attraverso una personalità riconoscibile. Il suo stesso aspetto, progettato da un'équipe guidata dall'art director Arthur Lonergan e dal designer Robert Kinoshita, divenne un modello per generazioni di robot cinematografici.

La sua importanza va però oltre il design. Robby apparve in un momento storico nel quale la società americana viveva un rapporto ambivalente con la tecnologia. L'era atomica aveva mostrato il potere distruttivo della scienza, mentre elettrodomestici e nuove macchine promettevano una vita quotidiana più semplice. Il robot condensava queste due possibilità. La tecnologia poteva essere uno strumento di emancipazione e allo steso tempo una minaccia esistenziale, a seconda di come veniva progettata e utilizzata.
È significativo anche il rapporto con le idee di Isaac Asimov. Le celebri Tre Leggi della Robotica erano state formulate dallo scrittore già nel 1942 e avevano introdotto nella fantascienza un concetto fondamentale, un robot non deve essere semplicemente potente, ma deve essere progettato secondo principi morali che regolino il suo rapporto con l'essere umano. Robby non fu creato come applicazione delle Leggi di Asimov, ma appartiene alla stessa rivoluzione culturale. Il robot comincia a essere concepito non soltanto come macchina, bensì come agente dotato di comportamento, responsabilità e identità.

Ne Il Pianeta Proibito, Robby non è il protagonista e questo rende la sua presenza così efficace. È una parte organica dell'universo narrativo, un abitante della casa del futuro. Non viene presentato come una meraviglia assoluta, ma come qualcosa che, in quel tempo, è diventato normale. È una delle intuizioni più felici del film, il futuro non consiste soltanto nell'inventare macchine straordinarie, ma nel trasformare lo straordinario in quotidianità.

Il personaggio di Robby ebbe un'influenza enorme sull'immaginario successivo. La sua silhouette, con il corpo massiccio, la cupola trasparente e il caratteristico volto luminoso, sarebbe diventata immediatamente riconoscibile, tanto da riapparire in numerosi film e programmi televisivi. Come l'architettura della gagrantuesca macchina che i Krell avevano progettato per creare materia utilizzando il pensiero divenne un panorama riconoscibile da Star Wars a Babylon V alla sede della OCP in Robocop, e l'incrociatore spaziale C-57-D una fonte di ispirazione per il design dell'Enterprise in Star Trek, così Robby contribuì a definire l'idea stessa di robot cinematografico, una macchina che poteva avere una voce, un carattere e persino un certo senso dell'umorismo.

Il Pianeta Proibito ci svela una riflessione inquietante. Dietro l'apparente ottimismo tecnologico di Robby si nascondeva infatti una domanda molto più profonda. Che cosa accade quando una tecnologia diventa più potente della capacità umana di controllarla? La misteriosa civiltà dei Krell aveva raggiunto un livello tecnologico quasi assoluto, ma proprio questa potenza l'aveva condotta alla distruzione.
L'intelligenza artificiale contemporanea non assomiglia fisicamente a Robby e non segue necessariamente le regole immaginate da Asimov, ma affronta problemi analoghi, autonomia, sicurezza, responsabilità, rapporto fra creatore e creatura, limiti dell'obbedienza e conseguenze impreviste.
Come racconta Tom D Mann, Robby rappresenta un sogno tecnologico molto particolare. Una macchina potente senza essere ostile, intelligente senza voler dominare, capace di aiutare l'uomo senza volersi sostituirsi a lui. Forse è proprio questa la lezione più interessante che la fantascienza degli anni Cinquanta può ancora offrire all'epoca dell'intelligenza artificiale. Prima di chiederci quanto intelligenti debbano diventare le nostre macchine, dovremmo decidere con altrettanta attenzione quale rapporto vogliamo che abbiano con noi.

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