Esplorare la superficie di Marte chilometro dopo chilometro
Su Marte anche pochi metri possono rappresentare una conquista. Il terreno accidentato, le distanze, i ritardi nelle comunicazioni e la necessità di fermarsi frequentemente per analizzare rocce e campioni rendono la guida di un rover un esercizio di pazienza e precisione. Per questo il risultato raggiunto da Perseverance, atterrato sul pianeta rosso nel febbraio 2021, ha un significato particolare. Secondo i dati riportati dalla NASA, l'11 ottobre il suo contachilometri ha raggiunto 45,22 chilometri, superando il precedente primato di Opportunity.
Opportunity aveva esplorato Marte dal gennaio 2004 al giugno 2018, quando la NASA concluse la missione dopo che una violenta tempesta globale di polvere aveva interrotto i contatti. Il rover era stato progettato per operare per circa 90 sol, i giorni marziani, ma continuò a funzionare per quasi quindici anni terrestri. La sua longevità lo trasformò in uno dei più grandi successi dell'esplorazione planetaria robotica. Perseverance ha raggiunto il nuovo primato in circa cinque anni e mezzo, al suo 2.006º sol, un risultato che testimonia i progressi nella navigazione autonoma, nella pianificazione dei percorsi e nella gestione delle operazioni scientifiche.
La velocità massima di Perseverance può sembrare modesta, ma il rover non è un mezzo costruito per percorrere rapidamente grandi distanze. Ogni spostamento deve tenere conto di rocce, sabbia, pendenze e ostacoli che potrebbero danneggiare le ruote o compromettere la missione. Inoltre, Perseverance si ferma per fotografare il paesaggio, esaminare gli affioramenti rocciosi e utilizzare i suoi strumenti scientifici. Il tragitto è dunque anche una sequenza di decisioni, osservazioni e verifiche.
La mappa del suo percorso, osservata dall'alto, può ricordare quello di un segugio che esplora un luogo, avanza, devia, torna sui propri passi e si avvicina nuovamente ai punti che suscitano interesse. Una caratteristica essenziale dell'esplorazione scientifica. La strada più breve non è necessariamente quella più utile. Un affioramento roccioso può meritare una deviazione; una formazione geologica può richiedere ulteriori osservazioni; una zona promettente può giustificare il ritorno per raccogliere dati complementari.
La missione principale di Perseverance è studiare il cratere Jezero, un antico bacino che ospitava un lago alimentato da un sistema fluviale. Le rocce e i sedimenti della regione conservano indizi sulle condizioni ambientali del Marte primordiale e sulla possibilità che, miliardi di anni fa, il pianeta abbia offerto condizioni favorevoli alla vita microbica. Il rover raccoglie campioni di roccia e regolite, li sigilla in appositi contenitori e li prepara per una possibile futura missione di recupero e trasporto sulla Terra.
Se Opportunity dimostrò quanto a lungo potesse resistere un rover ben progettato; Perseverance unisce questa capacità di percorrenza a una dotazione scientifica più avanzata e a un programma di esplorazione sofisticato. Il primato ricorda che l'esplorazione spaziale non procede soltanto attraverso grandi salti tecnologici, ma avanza anche grazie a milioni di piccole operazioni, a ruote che superano ostacoli e a strumenti che trasformano una singola roccia in una nuova domanda scientifica. Talvolta per comprendere dove siamo dobbiamo prima fermarci, osservare e magari tornare indietro.

