In che modo Un Chien Andalou doveva destabilizzare, rompere le abitudini e liberare il cinema dalle regole della razionalità e della convenzione
Quando si parla di immagini davvero disturbanti nella storia del cinema, poche hanno mantenuto intatta la propria forza quanto la celebre scena dell'occhio tagliato in Un Chien Andalou, realizzato da Luis Buñuel e Salvador Dalí. A quasi un secolo dalla sua uscita, quel gesto continua a suscitare disagio non tanto per la sua violenza esplicita, quanto per il contesto mentale ed emotivo in cui viene inserito.
Dal punto di vista materiale, l'atto in sé non è straordinario: il taglio riguarda l'occhio di un animale morto, una pratica che potrebbe persino ricordare certe dimostrazioni scolastiche di anatomia. Ma il cinema non vive di semplici azioni isolate. La sua forza nasce dalla costruzione dell'attesa, dall'associazione di immagini e dalla capacità di trascinare lo spettatore dentro una logica percettiva. Buñuel prepara il momento con precisione quasi rituale: l'affilatura del rasoio, la luna attraversata da una nuvola sottile, il volto immobile dell'attrice Simone Mareuil. Quando il montaggio sostituisce il suo occhio con quello del vitello, la mente dello spettatore completa automaticamente l'illusione.
È proprio qui che emerge la radicalità del surrealismo cinematografico. Un Chien Andalou non cerca una narrazione coerente né simboli interpretabili secondo schemi razionali. Al contrario, Buñuel e Dalí volevano sabotare ogni tentativo di attribuire significati ordinati alle immagini. Il film procede come un sogno disturbante, dove associazioni impossibili e visioni grottesche si susseguono senza spiegazione: mani mozzate, animali in decomposizione, sacerdoti trascinati al suolo, trasformazioni improvvise del corpo umano.
Come analizza Nerdwriter, questa distruzione deliberata della logica narrativa rappresentava una sfida diretta al cinema tradizionale dell'epoca, ancora fortemente influenzato dalla struttura del romanzo ottocentesco e da una concezione morale e lineare del racconto. Per Buñuel, il cinema doveva liberarsi da quei vincoli ed esplorare l'inconscio, il desiderio, il perturbante. Ma tale liberazione non poteva essere rassicurante: doveva destabilizzare, rompere le abitudini percettive dello spettatore e costringerlo a confrontarsi con immagini prive di conforto.
Il fatto che Un Chien Andalou continui ancora oggi a turbare dimostra quanto quella rivoluzione estetica fosse profonda. Molto cinema contemporaneo, pur ricco di effetti e provocazioni, resta ancorato a strutture narrative familiari e prevedibili. Buñuel e Dalí, invece, cercavano qualcosa di più radicale: non semplicemente scioccare il pubblico, ma liberare il cinema stesso dalle regole della razionalità e della convenzione.
