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I post con tag "Salvador Dali" archivio

I tarocchi immaginati da Salvador Dalí

Wow   22.05.26  

I tarocchi occupano da secoli una posizione ambivalente nella cultura occidentale. Da un lato sono da sempre associati alla tradizione esoterica e alla divinazione, dall'altro hanno esercitato un fascino profondo su artisti, scrittori e pensatori attratti dalla loro potenza simbolica. Più che uno strumento per prevedere il futuro, i tarocchi sono infatti un linguaggio visivo composto da archetipi, immagini e narrazioni aperte all'interpretazione. Non sorprende quindi che figure visionarie come William Butler Yeats, Alejandro Jodorowsky o Salvador Dalí vi abbiano trovato una fonte inesauribile di ispirazione creativa.

Per Jodorowsky, regista, scrittore e artista profondamente influenzato dall'esoterismo e dalla psicologia simbolica, il vero valore del mazzo di tarocchi risiede nella capacità di parlare del presente. In questa prospettiva, i tarocchi diventano uno strumento di introspezione, quasi una forma di teatro simbolico attraverso cui interpretare desideri, paure e conflitti interiori. Le carte non offrono risposte definitive, ma immagini che aiutano a leggere la complessità dell'esperienza umana.
Questa dimensione archetipica spiega il forte legame tra tarocchi e arte surrealista. Nessun artista del Novecento forse incarnò meglio questo rapporto di Salvador Dalí. Negli anni Settanta, il pittore realizzò un proprio mazzo di tarocchi, inizialmente concepito per il film Agente 007 Vivi e lascia morire prodotto da Albert Broccoli. Anche se il progetto sfumò, Dalí continuò autonomamente il lavoro trasformandolo in una delle sue opere più eccentriche e affascinanti.

I tarocchi di Dalí rifletteno perfettamente la sua poetica visiva. Ogni carta è un collage di surrealismo, iconografia cristiana, citazioni della pittura classica, kitsch e simbolismo alchemico. Ricorrono motivi tipici della sua arte come rose, mosche, teschi taurini, mescolati a riferimenti alla tradizione esoterica occidentale. Come spesso accadeva nella sua produzione, Dalí alterna autentica fascinazione mistica e narcisistica teatralità, sceglie infatti il proprio volto per rappresentare il Mago, primo arcano maggiore del mazzo.
A differenza di altre opere più apertamente psichedeliche, il suo mazzo mantiene un equilibrio sorprendente tra ironia, eleganza e rispetto per la tradizione iconografica. Dalí sembra comprendere che la forza dei tarocchi risiede nella loro capacità di condensare immagini universali come il viaggio, il potere, il sacrificio, la morte, la trasformazione.

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In che modo Un Chien Andalou doveva destabilizzare, rompere le abitudini e liberare il cinema dalle regole della razionalità e della convenzione

Multimedia   04.05.26  

Quando si parla di immagini davvero disturbanti nella storia del cinema, poche hanno mantenuto intatta la propria forza quanto la celebre scena dell'occhio tagliato in Un Chien Andalou, realizzato da Luis Buñuel e Salvador Dalí. A quasi un secolo dalla sua uscita, quel gesto continua a suscitare disagio non tanto per la sua violenza esplicita, quanto per il contesto mentale ed emotivo in cui viene inserito.
Dal punto di vista materiale, l'atto in sé non è straordinario: il taglio riguarda l'occhio di un animale morto, una pratica che potrebbe persino ricordare certe dimostrazioni scolastiche di anatomia. Ma il cinema non vive di semplici azioni isolate. La sua forza nasce dalla costruzione dell'attesa, dall'associazione di immagini e dalla capacità di trascinare lo spettatore dentro una logica percettiva. Buñuel prepara il momento con precisione quasi rituale: l'affilatura del rasoio, la luna attraversata da una nuvola sottile, il volto immobile dell'attrice Simone Mareuil. Quando il montaggio sostituisce il suo occhio con quello del vitello, la mente dello spettatore completa automaticamente l'illusione.

È proprio qui che emerge la radicalità del surrealismo cinematografico. Un Chien Andalou non cerca una narrazione coerente né simboli interpretabili secondo schemi razionali. Al contrario, Buñuel e Dalí volevano sabotare ogni tentativo di attribuire significati ordinati alle immagini. Il film procede come un sogno disturbante, dove associazioni impossibili e visioni grottesche si susseguono senza spiegazione: mani mozzate, animali in decomposizione, sacerdoti trascinati al suolo, trasformazioni improvvise del corpo umano.
Come analizza Nerdwriter, questa distruzione deliberata della logica narrativa rappresentava una sfida diretta al cinema tradizionale dell'epoca, ancora fortemente influenzato dalla struttura del romanzo ottocentesco e da una concezione morale e lineare del racconto. Per Buñuel, il cinema doveva liberarsi da quei vincoli ed esplorare l'inconscio, il desiderio, il perturbante. Ma tale liberazione non poteva essere rassicurante: doveva destabilizzare, rompere le abitudini percettive dello spettatore e costringerlo a confrontarsi con immagini prive di conforto.
Il fatto che Un Chien Andalou continui ancora oggi a turbare dimostra quanto quella rivoluzione estetica fosse profonda. Molto cinema contemporaneo, pur ricco di effetti e provocazioni, resta ancorato a strutture narrative familiari e prevedibili. Buñuel e Dalí, invece, cercavano qualcosa di più radicale: non semplicemente scioccare il pubblico, ma liberare il cinema stesso dalle regole della razionalità e della convenzione.

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La persistenza della memoria e il subconscio di Dalí

Wow   29.01.22  

Il dipinto La persistenza della memoria, di Salvador Dalí, sotto la lente d'ingrandimento di Great Art Explained che spiega come l'influenza delle teorie psicoanalitiche di Sigmund Freud abbiano giocato un ruolo nella realizzazione dell'opera.
La fluidità della memoria, dei sogni e del tempo, rappresentata dagli orologi molli che si sciolgono, e l'ulivo senza foglie e gli insetti mostrano attraverso la visione onirica del surrealismo le insicurezze e le ossessioni per la morte e la decadenza che albergano nel subconscio di Dalí.

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I tarocchi di Salvador Dalí

Wow   14.11.19  
I tarocchi di Salvador Dalí
I tarocchi di Salvador Dalí

Nel 1973 Albert R. Broccoli, produtore cinematografico del franchise di James Bond, contattò Salvador Dalí per commissionargli un mazzo unico di tarocchi, oggetto di scena per il film Agente 007 Vivi e lascia morire.
Dalí completò il lavoro, ma divergenze di budget impedirono al mazzo d'autore di fare la sua comparsa sul grande schermo. Il mazzo di tarocchi fu venduto in edizione limitata nel 1984.

Oggi l'editore Taschen ha deciso di riproporre una nuova edizione limitata di questa opera d'arte in cui Dalí si presenta come il Mago e sua moglie Gala è ritratta come l'Imperatrice. Il set, che comprende le 78 carte e un libro illustrato che ne racconta la genesi, è racchiuso in una scatola personalizzata rifinita in oro.

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