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I post con tag "Intelligenza Artificiale" archivio

Asimov e la sfida di insegnare la morale alle macchine

Geek   28.08.26  

Molto prima che l'intelligenza artificiale entrasse nelle nostre vite quotidiane, Isaac Asimov aveva intuito che il problema fondamentale dei robot non sarebbe stato soltanto tecnologico, ma principalmente etico. Nelle sue storie, infatti, le macchine non sono semplicemente strumenti più potenti degli esseri umani, sono esseri artificiali capaci di interpretare istruzioni, prendere decisioni e confrontarsi con situazioni nelle quali una regola può entrare in conflitto con un’altra. È da questa intuizione che nascono le celebri Tre Leggi della Robotica, formulate per la prima volta nel racconto Circolo vizioso del 1942.

In questa intervista lo stesso Asimov le descrive.
La prima stabilisce che un robot non può fare del male a un essere umano né permettere, attraverso la propria inazione, che un essere umano subisca un danno. La seconda impone di obbedire agli ordini degli uomini, purché non contrastino con la prima; la terza permette alla macchina di proteggere la propria esistenza, sempre subordinatamente alle due precedenti. Apparentemente è un sistema gerarchico semplice e rassicurante. Ma Asimov sapeva che la morale raramente è semplice.

Gran parte della sua narrativa robotica nasce infatti proprio dalle conseguenze imprevedibili di queste regole. Cosa significa realmente fare del male? È più importante salvare una persona oppure evitare una catastrofe che ne ucciderebbe migliaia? Se un ordine umano è ambiguo, come deve interpretarlo una macchina? E se per proteggere l'umanità un robot dovesse limitare la libertà degli stessi esseri umani? Le Tre Leggi diventano così non tanto un codice perfetto, quanto un gigantesco esperimento filosofico.
Tanto da essere necessaria una quarta legge. Menzionata per la prima volta nel racconto Conflitto evitabile dalla robo-psicologa Susan Calvin ed enunciata, per come la conosciamo, all'interno del romanzo I Robot e l'Impero, del ciclo della Fondazioni, dal robot umanoide R. Daneel Olivaw. Sarà tuttavia un altro robot, R. Giskard Reventlov, ad agire secondo questa nuova logica:

Un robot non può recare danno all'umanità, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno.

Asimov aveva compreso che il vero pericolo non è necessariamente una macchina malvagia, ma una macchina che applica una regola in modo perfettamente logico senza comprenderne lo spirito. Ed è qui che la sua intuizione conserva una sorprendente attualità. Le moderne intelligenze artificiali non possiedono le Tre Leggi di Asimov, né sarebbe sufficiente inserirle semplicemente nel loro funzionamento per risolvere i problemi etici. Le decisioni automatizzate coinvolgono infatti valori umani contraddittori, contesti difficili da interpretare e conseguenze che non possono essere ridotte a poche istruzioni.
Costruire macchine intelligenti ci costringe a fare i conti con i concetti di bene, responsabilità e libertà, mettendoci di fronte a questioni etiche complesse e sfide morali.

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Robby il Robot de Il Pianeta Proibito e il rapporto tra l'intelligenza artificiale e gli esseri umani

Multimedia   17.08.26  

Nel 1956 la fantascienza cinematografica compì un salto decisivo con Il Pianeta Proibito, diretto da Fred M. Wilcox e prodotto dalla MGM. Ispirato liberamente a La tempesta di Shakespeare, il film portava sullo schermo un futuro tecnologico nel quale astronavi, pianeti lontani e civiltà aliene non erano semplici decorazioni spettacolari, ma strumenti per interrogarsi sulla natura dell'uomo. In questo scenario comparve Robby il Robot, destinato a diventare una delle icone più riconoscibili della fantascienza.
Robby era, sotto molti aspetti, una creatura sorprendentemente moderna. Non era il classico automa minaccioso che incarnava la paura della macchina. Era intelligente, efficiente, spiritoso e soprattutto al completo servizio degli esseri umani. Poteva sintetizzare materiali, eseguire ordini complessi e interagire con le persone attraverso una personalità riconoscibile. Il suo stesso aspetto, progettato da un'équipe guidata dall'art director Arthur Lonergan e dal designer Robert Kinoshita, divenne un modello per generazioni di robot cinematografici.

La sua importanza va però oltre il design. Robby apparve in un momento storico nel quale la società americana viveva un rapporto ambivalente con la tecnologia. L'era atomica aveva mostrato il potere distruttivo della scienza, mentre elettrodomestici e nuove macchine promettevano una vita quotidiana più semplice. Il robot condensava queste due possibilità. La tecnologia poteva essere uno strumento di emancipazione e allo steso tempo una minaccia esistenziale, a seconda di come veniva progettata e utilizzata.
È significativo anche il rapporto con le idee di Isaac Asimov. Le celebri Tre Leggi della Robotica erano state formulate dallo scrittore già nel 1942 e avevano introdotto nella fantascienza un concetto fondamentale, un robot non deve essere semplicemente potente, ma deve essere progettato secondo principi morali che regolino il suo rapporto con l'essere umano. Robby non fu creato come applicazione delle Leggi di Asimov, ma appartiene alla stessa rivoluzione culturale. Il robot comincia a essere concepito non soltanto come macchina, bensì come agente dotato di comportamento, responsabilità e identità.

Ne Il Pianeta Proibito, Robby non è il protagonista e questo rende la sua presenza così efficace. È una parte organica dell'universo narrativo, un abitante della casa del futuro. Non viene presentato come una meraviglia assoluta, ma come qualcosa che, in quel tempo, è diventato normale. È una delle intuizioni più felici del film, il futuro non consiste soltanto nell'inventare macchine straordinarie, ma nel trasformare lo straordinario in quotidianità.

Il personaggio di Robby ebbe un'influenza enorme sull'immaginario successivo. La sua silhouette, con il corpo massiccio, la cupola trasparente e il caratteristico volto luminoso, sarebbe diventata immediatamente riconoscibile, tanto da riapparire in numerosi film e programmi televisivi. Come l'architettura della gagrantuesca macchina che i Krell avevano progettato per creare materia utilizzando il pensiero divenne un panorama riconoscibile da Star Wars a Babylon V alla sede della OCP in Robocop, e l'incrociatore spaziale C-57-D una fonte di ispirazione per il design dell'Enterprise in Star Trek, così Robby contribuì a definire l'idea stessa di robot cinematografico, una macchina che poteva avere una voce, un carattere e persino un certo senso dell'umorismo.

Il Pianeta Proibito ci svela una riflessione inquietante. Dietro l'apparente ottimismo tecnologico di Robby si nascondeva infatti una domanda molto più profonda. Che cosa accade quando una tecnologia diventa più potente della capacità umana di controllarla? La misteriosa civiltà dei Krell aveva raggiunto un livello tecnologico quasi assoluto, ma proprio questa potenza l'aveva condotta alla distruzione.
L'intelligenza artificiale contemporanea non assomiglia fisicamente a Robby e non segue necessariamente le regole immaginate da Asimov, ma affronta problemi analoghi, autonomia, sicurezza, responsabilità, rapporto fra creatore e creatura, limiti dell'obbedienza e conseguenze impreviste.
Come racconta Tom D Mann, Robby rappresenta un sogno tecnologico molto particolare. Una macchina potente senza essere ostile, intelligente senza voler dominare, capace di aiutare l'uomo senza volersi sostituirsi a lui. Forse è proprio questa la lezione più interessante che la fantascienza degli anni Cinquanta può ancora offrire all'epoca dell'intelligenza artificiale. Prima di chiederci quanto intelligenti debbano diventare le nostre macchine, dovremmo decidere con altrettanta attenzione quale rapporto vogliamo che abbiano con noi.

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L'automa di Georges Méliès il primo robot del cinema

Multimedia   09.03.26  

Il cinema, fin dai suoi albori, ha avuto un interesse particolare per il tema della tecnologia e delle macchine, un filone che si è evoluto nel tempo fino a dare origine a una delle sue espressioni più affascinanti: i robot. Film iconici come Metropolis, A.I. - Intelligenza artificiale, Il pianeta proibito, Star Wars, Il gigante di ferro, Terminator, Blade Runner e WALL-E hanno creato un ampio universo cinematografico incentrato sui robot, esplorando temi di identità, intelligenza artificiale e interazione umana. Tuttavia, la radice di questa narrazione si trova, ancora una volta, nel lavoro pionieristico di Georges Méliès, la cui creatività ha tracciato un sentiero per futuri cineasti.

È sorprendente scoprire che Méliès, considerato un innovatore del cinema di fantascienza, sia stato il primo a portare un robot sul grande schermo. La sua opera del 1897, Gugusse et l'Automate, recentemente ritrovata tra vecchie pellicole presso la Biblioteca del Congresso, presenta un mago e un automa in un confronto slapstick.
Nei sessant'anni che seguirono, le sue invenzioni visive sarebbero state replicate, amplificate e reinterpretate, portando alla creazione di opere maestose che avrebbero affascinato generazioni. La figura del robot, simbolo di progresso e sfida alle convenzioni, ha trovato, grazie a Méliès, il suo primo terreno di esplorazione.

Il potere di Gugusse et l'Automate risiede nella capacità di Méliès di fondere narrazione e spettacolo in un modo che era innovativo per l'epoca. I colpi del mago sull'automa, che si riduce progressivamente, sono una metafora della crescita e della trasformazione che il cinema stesso stava vivendo. Questo inizio rudimentale ha posto le basi per il curioso e complesso rapporto tra l'arte cinematografica e l'idea di robot, che si sarebbe evoluto in una forma d'arte più raffinata negli anni a venire.

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Le riflessioni di Isaac Asimov sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale

Geek   08.04.25  

Asimov vedeva l'intelligenza artificiale come una frontiera in continuo progresso, coi computer che si sostituiscono gradualmente ai lavori di routine che non richiedono grande creatività o pensiero critico permettendo all'umanità di liberarsi dai compiti che possono essere considerati un insulto per l'intelletto umano.
L'intelligenza artificiale è senza dubbio uno dei temi più rilevanti degli ultimi anni, ma definire esattamente cosa sia può risultare sorprendentemente complesso. In questa intervista per il documentario Isaac Asimov, Visions For The Future, andata in onda oltre trent'anni fa e riproposta da Brian Roemmele, l'autore delle tre leggi della robotica e della psicostoria sosteneva che lavorando insieme uomini e macchine possono progredire più rapidamente di quanto farebbero singolarmente.
Tuttavia, il progresso tecnologico non è mai privo di sfide e Asimov avvertiva che ci sarebbero state difficoltà e aspetti sgradevoli da affrontare, esortando a prepararsi per eventuali problemi prima che fosse troppo tardi. Paragonava la situazione attuale a quella dell'invenzione dell'automobile, suggerendo che sarebbe stato meglio progettare le città tenendo conto di questo nuovo mezzo di trasporto, piuttosto che adattare spazi pensati per un'epoca pre-automobili.

Riflettendo su queste osservazioni, possiamo considerare l'importanza di garantire che le future generazioni possano godere di un equilibrio tra innovazione e qualità della vita. In un'epoca in cui la tecnologia continua a evolversi rapidamente, il pensiero critico e la riflessione sulle scelte future risultano più cruciali che mai.

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Quando l'intelligenza artificiale rovina un film

Multimedia   13.06.24  

Questo breve essay pone l'accento sull'importanza di un restauro accurato dei film nelle delle versioni rimasterizzate in 4K sottolineando come l'utilizzo inappropriato dell'intelligenza artificiale possa rovinare l'esperienza cinematografica.
Nerrel prende in esame in particolare i film diretti da James Cameron che sono stati rimasterizzati in digitale con l'uso dell'IA. Il punto sollevato è senza dubbio interessante e porta alla riflessione sul ruolo dell'intelligenza artificiale nel restauro cinematografico. La tecnologia offre sicuramente vantaggi e possibilità di miglioramento, ma è fondamentale utilizzarla con cura e rispetto per l'opera originale.

Le migliori versioni in rimasterizzate in 4K seguono un modello piuttosto semplice: pulire e scansionare il negativo, riparare eventuali segni evidenti di danni e ripristinare i colori per renderli corrispondenti alla gradazione originale, il tutto con il minor numero di interventi possibili. Il processo non dovrebbe riguardare la modernizzazione dello stile o l'obbligo di far sembrare il film un video digitale. Il formato 35mm era in grado di offrire una qualità di immagine incredibile e il 4K è il primo formato domestico in grado di restituire gran parte di quei dettagli: questo dovrebbe essere sufficiente.
Un 4K ben realizzato è come avere una copia impeccabile del negativo originale da guardare comodamente a casa propria, con tutti i dati di quel supporto celluloide - granulosità e dettagli inclusi - preservati digitalmente per sempre. Ed è qui che sta il problema degli algoritmi di deep learning: non sono in grado di preservare i dettagli. Essi fanno la loro migliore supposizione su ciò che un oggetto dovrebbe essere, poi tirano fuori nuovi dettagli dai loro algoritmi e li spalmano sullo schermo.

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Abbracciare la consapevolezza del potenziale umano

Res publica   03.01.24  

L'umanità ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento e propensione al progresso nel corso dei secoli. Abbiamo superato pestilenze, guerre, carestie e disastri naturali. Abbiamo sfruttato a fondo la nostra intelligenza, la nostra creatività e la nostra resilienza per superare le avversità e raggiungere traguardi straordinari.
Ora, di fronte alle sfide del cambiamento climatico su vasta scala, dell'evoluzione dell'intelligenza artificiale e dei limiti del nostro stesso pianeta, dobbiamo ancora una volta dimostrare la nostra capacità di adattamento e innovazione. Dobbiamo collaborare come specie, superando le divisioni e lavorando insieme per trovare soluzioni sostenibili.

Il nostro potenziale è di dimensioni cosmiche. Un'incredibile prosperità è a portata di mano. Essere ottimisti non è solo giustificato, ma è anche un'arma potente nella lotta per un futuro migliore.
John D. Boswell, di Melodysheep ne è convinto.
Non possiamo ignorare le sfide che ci aspettano, ma dobbiamo affrontarle con speranza e fiducia. Ottimismo non significa negare la realtà o sminuire la gravità dei problemi che ci circondano. Significa piuttosto abbracciare la consapevolezza del potenziale umano e della nostra capacità di trovare soluzioni creative e innovative.

Il cambiamento è sempre difficile e spaventoso, ma è anche un'opportunità per crescere e migliorare come specie. Dobbiamo impegnarci a livello individuale e collettivo per adattarci alle nuove sfide, promuovendo la sostenibilità, l'uguaglianza e la giustizia sociale.

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Alien un film della Pixar

Multimedia   15.05.23  

Yellow Medusa film Alien ha sfruttato l'intelligenza artificiale di ChatGPT e Midjourney per realizzare la sceneggiatura e l'animazione di un corto che reimmagina il capolavoro della fantascienza diretto da Ridley Scott nel 1979, Alien, come se fosse un lungometraggio prodotto dalla Pixar, con una giovane Ripley e un Xenomorfo in cerca di se stesso.

L'idea di mescolare l'horror fantascientifico a un film di animazione per bambini potrebbe sembrare assurda, ma in realtà è solo un esempio di come l'intelligenza artificiale possa essere utilizzata per aiutarci a creare qualcosa di inaspettato e sorprendente, generando idee innovative e fuori dagli schemi.
Un tentativo che vuole dimostrare le potenzialità dell'intelligenza artificiale usata come strumento prezioso nel processo artistico.

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L'evoluzione dell'umanità e della robotica secondo Asimov

Multimedia   13.03.23  

Isaac Asimov, l'autore di Io, Robot, il ciclo della Fondazione, L'uomo bicentenario e Abissi d'acciaio, discute delle sue tre leggi della robotica in un'intervista alla BBC, il 28 luglio 1965.

Le tre leggi della robotica di Asimov sono state introdotte per garantire la sicurezza dell'interazione tra robot e umani. La prima legge afferma che un robot non può nuocere a un essere umano o, per inazione, permettere che un essere umano venga danneggiato. La seconda legge stabilisce che un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che ciò non contraddica la prima legge. La terza legge richiede che un robot protegga la propria esistenza, a meno che ciò non contraddica la prima o la seconda legge.
Asimov tuttavia non si limita a esaminare le implicazioni sociali e tecnologiche della robotica. Egli ipotizza anche un futuro in cui i robot diventano sempre più simili agli esseri umani, incorporando tessuti biologici e sviluppando una coscienza e una personalità proprie. In questo futuro, la linea tra l'essere umano e il robot diventerà sempre più sfocata.

La visione di Asimov del futuro ci invita a riflettere sulla nostra relazione con la tecnologia e sulla nostra comprensione di ciò che significa essere umani.
L'evoluzione della robotica ci sfida a mantenere un equilibrio tra innovazione e responsabilità e ci chiede di considerare le implicazioni sociali, filosofiche ed etiche delle nostre scelte.

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L'arte realizzata dall'intelligenza artificiale

Geek   02.09.22  

Negli ultimi anni i ricercatori di OpenAI, Google, Facebook e altri hanno sviluppato strumenti di conversione da testo a immagini. Questi software sfruttano le capacità di deep learning delle IA per generare immagini originali da semplici suggerimenti testuali, simulando efficacemente l'immaginazione umana.
Ciò rappresenta un enorme cambiamento culturale capace di eliminare il requisito del lavoro tecnico dal processo di creazione dell'immagine. Sebbene le implicazioni finali siano ancora difficili da prevedere nel loro complesso, questi algoritmi annunciano una nuova forma di espressione che darà inizio a nuovi impulsi nella creazione di immagini creative prodotte da artisti, designer e illustratori umani.

Vox ripercorre la genesi di questa tecnologia e analizza alcune delle sue conseguenze.

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Vertigo AI

Multimedia   30.11.21  

Il regista Chris Peters ha fatto vedere a un'intelligenza artificiale Vertigo, per poi farle produrre una propria opera d'arte basata sul capolavoro del 1958 diretto da Alfred Hitchcock. Un'inquitante sceneggiature tra il noir e un montaggio onirico; un esperimento sulle capacità creative e sui limiti attuali della tecnologia.

Entro il 2050 potrai accendere la tua TV e ordinare a una macchina di scrivere e riprodurre un nuovo film solo per te, il tutto in pochi secondi. Questa futura realtà potrebbe non riuscire a produrre capolavori artistici, ma probabilmente la troverai divertente e potresti persino apprezzarne il risultato.

Questo film è un primo passo verso questo risultato.

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