A volte può capitare che un artista possieda una sensibilità talmente personale e radicale da non riuscire a confrontarsi apertamente (o da non volerlo fare) con le regole del mercato dell'arte e del canone culturale dell'epoca. È una logica che sembra valere per Henry Darger.
Darger nacque nel 1892 a Chicago. Rimase orfano molto presto, sua madre Rose morì nel 1896 per complicazioni dopo il parto di una bambina data poi in adozione. Il padre Henry Senior, con cui Darger ebbe sempre un ottimo rapporto, fu poi trasferito in un istituto per disabili nel 1900, morendo poco dopo. Ormai orfano di entrambi i genitori venne inserito in un ricovero cattolico per ragazzi. Nel 1905 fu trasferito in un manicomio perché considerato infermo mentale e sottoposto a punizioni corporali e lavori forzati. Vi rimase per tre anni fino a che non riuscì a fuggire.
Tornato a Chicago, Darger trovò lavoro in un ospedale cattolico e condusse per decenni una vita solitaria. Andava a messa tutti i giorni e aveva un unico amico, William Schloeder, con cui fondò una società caritatevole per la protezione dei bambini maltrattati e trascurati.
Nel 1930 Darger si trasferì per l'ultima volta. Prese in affitto una camera al secondo piano di un palazzo nella parte nord di Chicago. Pochi anni dopo il suo amico lasciò la città. In quella stanza, per quasi quarant'anni, scrisse e disegnò nel più totale segreto il più lungo lavoro di finzione (e probabilmente il più strano) mai scritto. Oltre 15.000 pagine. Un'opera smisurata; un mondo parallelo rimasto per molto tempo solo dentro la sua mente prima di essere trasferito su carta.
Henry Darger morì il 13 aprile 1973 presso una missione cattolica e il mondo venne a conoscenza della sua arte. I padroni di casa si presero cura di tutto il suo materiale, valorizzandolo e favorendo iniziative di documentazione.
Quell'opera ha come titolo The Story of the Vivian Girls, in What is Known as the Realms of the Unreal, of the Glandeco–Angelinian War Storm, Caused by the Child Slave Rebellion, ovvero La storia delle ragazze Vivian, in quelli che sono noti come i Regni dell'Irreale e dello scoppio della guerra Glandeco-Angeliniana, causata dalla ribellione degli schiavi bambini, spesso abbreviato in The Realms of Unreal, come racconta Fredrik Knudsen.
La storia descrive le avventure di un gruppo di bambine, perfettamente virtuose, inserite in un'epopea apocalittica e segnate da una guerra religiosa di estrema violenza che si svolge su una Terra che in questo universo è la luna di un pianeta gigante. Le bambine, figlie di Robert Vivian, sono sette sorelle e principesse della nazione cristiana di Abbiennia, che partecipano a una eroica ribellione contro un regime di sfruttamento schiavistico dei bambini imposto dai Glandeliniani. Nelle immagini di Darger simili a soldati Confederati della Guerra Civile Americana.
Non solo testo, ma anche un vasto insieme di disegni e dipinti, spesso ricalcati da pubblicità come la ragazza della Coppertone, ritagli e collage. Le immagini delle Vivian Girls alternano scenari idilliaci e traumatici. Battaglie e torture non mancano. Le bambine compaiono spesso nude, talvolta in modo sorprendente, con dettagli anatomici che passano dalla forma femminile a quella maschile. Nella mitologia di Darger compaiono anche strani essere alati e cornuti, i Blengigomeniani o Blengins, che prendono occasionalmente forma umana o semiumana e che, a volte, si mostrano benevoli verso le principesse.
In Darger sorprende l'uso sapiente di colori brillanti nei suoi acquerelli. Le immagini di guerre devastanti, rocambolesche fughe e violenze inaudite si legano a eventi dell'iconografia cattolica. Gli schiavi bambini si trasformano in martiri. Eroi santificati.
Esistono due finali conosciuti di The Realms of Unreal. In uno le principesse vengono sconfitte dal regno ateo dei Glandeliniani, nell'altro trionfano.
Henry Darger non si limitò a creare The Realms of Unreal, nel 1968 iniziò a scrivere un'autobiografia: The History of My Life. Un libro che per le prime 206 pagine racconta la sua vita per poi proseguire per altre 4.672 pagine in una racconto a proposito di un tornado dal nome Sweetie Pie, forse basato sulla sua personale esperienza con un tornado a Countrybrown.
Tenne anche un diario, registrando il clima e le attività della giornata.
Da questi testi si può risalire alla genesi delle Vivian Girls. Darger possedeva la foto di una bambina di cinque anni, Elsie Paroubek, strangolata nel 1911. Un caso rimasto irrisolto.
La foto venne rubata o forse smarrita. Questa perdita sconvolse completamente Darger. Dopo molte ricerche riuscì a trovare una copia dell'immagine in un'emeroteca, ma non ottenne il permesso di fotocopiarla. Come risultato, Elsie Paroubek divenne un personaggio del suo universo narrativo: la schiava ribelle Anna Aronburg. Il suo assassinio in The Realms of Unreal è definito come il più scioccante omicidio infantile mai causato dal governo Glandeliniano e sarà la causa scatenante della guerra.
The Realms of Unreal ha anche uno spin-off dal nome Crazy House: Further Adventures in Chicago, ovvero La casa stregata: altre avventure a Chicago. Scritto a partire dal 1939, è un racconto horror che tratta di una casa posseduta, infestata da demoni, fantasmi e intelligenze maligne. Ancora una volta dei bambini scompaiono per poi essere trovati uccisi brutalmente. Le sorelle Vivian e un loro amico vengono mandati a investigare, scoprendo il modo per liberarla dall'oscura presenza.
Infinite sono le speculazioni su Henry Darger e le sue opere. Forse frutto degli abusi subiti, inclinazioni personali, malattie mentali, sconvolgenti accuse di violenze tra cui anche l'omicidio della piccola Elsie Paroubek, l'ingenuità dettata da una vita passata nella solitudine, la creatività di un folle, il desiderio di dar vita a una fantasia che doveva rimanere segreta o forse solo proiettare tutto il rimpianto per la sua gioventù rubata nella speranza di poter salvare delle giovani vite almeno sulla carta.
Ognuna di queste ipotesi difficilmente potrà mai essere confutata. Quello che resta è l'emblematica opera di Henry Darger. Il giorno passato a indossare una maschera e la notte che si trasforma in un laboratorio dell'immaginazione dove costruire, nell'oscurità, un universo tanto vasto quanto irripetibile.
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