Le fotografie impossibili di Jerry Uelsmann
Jerry Uelsmann è stato uno dei più originali e visionari fotografi del Novecento. La sua opera nasce da una domanda apparentemente semplice, ma rivoluzionaria, una fotografia deve necessariamente rappresentare qualcosa che è realmente esistito davanti all'obiettivo? Per Uelsmann la risposta era no. La fotografia poteva diventare uno strumento per costruire mondi impossibili, sospesi fra memoria, sogno e inconscio.
Uelsmann iniziò a sperimentare già alla fine degli anni Cinquanta la combinazione di più immagini fotografiche. Negli anni Sessanta trasformò questa ricerca in un vero linguaggio personale, proprio mentre la fotografia artistica americana privilegiava ancora l'idea della straight photography, cioè dell'immagine come registrazione diretta della realtà. La sua rivoluzione avveniva nella camera oscura. Uelsmann utilizzava diversi negativi e più ingranditori per costruire una singola stampa, sovrapponendo alberi, edifici, paesaggi, corpi umani, mani, occhi e oggetti fino a ottenere composizioni impossibili, ma sorprendentemente credibili. Il Metropolitan Museum of Art ha sottolineato come questa tecnica costituisca un importante antecedente del compositing digitale e della esposizione multipla decenni prima di diventare popolari grazie ai software di photo editing.
Il risultato è una fotografia che sembra documentare un mondo reale, ma che lentamente rivela la propria impossibilità, come svela questa serie di immagini raccolte da Art & History Scholar. Un albero può galleggiare nel cielo, una casa può emergere da un paesaggio, un volto può diventare parte dell'architettura. Le immagini surrealiste di Uelsmann creano enigmi visivi, lasciando allo spettatore il compito di stabilire connessioni e significati. Il loro carattere surrealista e simbolico è stato associato anche all'interesse dell'artista per la psicologia e per l'esplorazione dell'inconscio.
Particolarmente significativa è la sua idea di post-visualization, mentre la fotografia tradizionale tende a immaginare il risultato prima dello scatto, Uelsmann considerava il negativo soltanto un punto di partenza. La vera immagine nasceva dopo, durante il lungo processo di selezione e combinazione in camera oscura. Il suo laboratorio diventava così una sorta di laboratorio di ricerca visiva, nel quale l'immagine poteva evolvere attraverso tentativi, errori e associazioni imprevedibili.
Una curiosità. La celebre sigla della serie tv fantascientifica The Outer Limits (Oltre i limiti) mostra una delle opere di Uelsmann, la casa con le radici del 1988.
